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Lierna – Il Lariusauro di Grumo e altri ritrovamenti fossili

martedì, novembre 1, 2011 @ 09:11 PM

Il Lariosauro era un rettile acquatico, carnivoro predatore, vissuto nel periodo Triassico, circa 200 milioni di anni fa, quindi più antico dei Dinosauri.
Il quell’epoca la zona si presentava come un mare tropicale , l’ambiente intorno a Lierna era simile ad una laguna dove, tra gli altri animali, viveva il Lariosauro.
Dai fossili ritrovati gli studiosi sono risaliti al suo probabile aspetto fisico.
Il Lariosauro era un animale lungo circa 1 metro, dalla struttura idrodinamica lunga e snella, con un collo allungato che sorreggeva una testa triangolare con la bocca munita di due file di denti aguzzi. Dalla struttura scheletrica degli arti si deduce che le zampe erano corte, muscolose, probabilmente pinnate le anteriori, adatte al nuoto.
Non si conosce con certezza il suo colore, poiché non è rilevabile dai fossili; si ipotizza una colorazione mimetica, grigio-verdastra, molto più chiara sul ventre: essendo un predatore, in questo modo poteva confondersi con l’ambiente marino mentre nuotava, sia visto dall’alto che dal basso.
Probabilmente non si allontanava mai molto dall’acqua, sulla terraferma doveva muoversi goffamente, un po’ come le attuali otarie.
Il suo nome deriva dal fatto che il primo esemplare fossile di questo animale venne trovato intorno al 1830 nella zona lariana vicino a Varenna e descritto dallo zoologo Giuseppe Balsamo Crivelli.

Nel 1933, presso la cava di Grumo, venne ritrovato casualmente da Giacomo Scanagatta, allora ragazzino, un esemplare di Lariosaurus balsami.
Il Lariosauro di Grumo, purtroppo privo della testa e di buona parte del collo, era un individuo relativamente giovane: il reperto misura 29 cm e se ne deduce che la lunghezza dello scheletro completo dovesse essere di circa 45 cm.
Nell’aprirsi in due del blocco che lo conteneva, quasi tutto il fossile è rimasto su una delle superfici, mentre l’altra ne ha conservato l’impronta.
Entrambe le matrici sono state salvate.
Di fatto, la parte più grande dell’esemplare aderisce ventralmente ad una delle due lastre, è cioè esposto il dorso dell’animale, mentre sull’altra insieme con l’impronta restano alcune ossa delle zampe e del torace.
Oggi è conservato presso il Museo di Storia Naturale di Lecco a Palazzo Belgioioso e dal giugno 2005 è aperta al pubblico la Sala del Lariosauro.

Lariosaurus Balsami Curioni - il fossile ritrovato a Lierna

Lariosaurus Balsami Curioni - il fossile ritrovato a Lierna


ALTRI RITROVAMENTI DI LARIOSAURO

Nella nostra zona sono stati rinvenuti altri esemplari di Lariosaurus Balsami : si tratta di 14 ritrovamenti che comprendono anche piccoli frammenti ed un calco naturale. Non si può escludere che qualche altro reperto sia detenuto clandestinamente in collezioni private.

Il primo esemplare fu trovato intorno al 1830 e segnalato nella rivista “Politecnico” di Milano nel 1839 da Giuseppe Balsamo Crivelli che, però, non gli diede un nome.

In seguito, un altro studioso, Giulio Curioni, rinvenne un altro fossile di circa 22 cm, il più piccolo conosciuto: era semplicemente un cucciolo di Lariosauro ma lo classificò come se fosse una specie diversa.

Nello stesso tempo diede il nome a quel primo esemplare che era stato descritto, ma non denominato, da Balsamo Crivelli.
In suo onore lo chiamò Lariosaurus balsami, il “rettile del Lario di Balsamo”.
Forse l’equivoco sul mostro del lago può essere nato da qui.
Nonostante l’incompletezza dell’animale, si trattava di una scoperta assai importante: era il primo rettile fossile rinvenuto in Italia.
Era uno dei più grandi esemplari che si conoscano: il  fossile misurava 56 cm, da cui si deduce che le dimensioni dell’animale dovevano aggirarsi intorno ai 110 cm.

L’esemplare meglio conservato di Lariosaurus balsami è custodito in un museo di Monaco di Baviera. E’ lungo 90 cm ed è il soggetto più completo che si conosca. E’ stato scelto come esemplare di riferimento dopo la perdita del primo esemplare tipo durante la Seconda Guerra Mondiale nei bombardamenti di Milano del 1943.

L’esemplare più grande sinora ritrovato arrivava al metro e trenta, era conservato al Museo di Storia Naturale di Milano ma probabilmente andò perduto insieme ad altri esemplari nel rogo in seguito al bombardamento del 1943. Curioni, che l’aveva classificato, comprò personalmente dai cavatori anche altri esemplari.
La sua collezione personale, che comprendeva anche il secondo piccolo reperto ritrovato ed erroneamente classificato, venne da lui donata all’Ufficio Geologico di Roma.
Questo fece sì che i reperti, trasferiti dal Museo di Milano a Roma, si salvassero dai bombardamenti.

Un esemplare piuttosto grande, di circa 60 cm, ritrovato nel 1921 presso il Crot del Pepot a Perledo, è oggi conservato al Museo di Storia Naturale di Milano.

In ordine di tempo, dopo quello di Grumo, l’ultimo esemplare scoperto è un piccolo reperto trovato ad Olcio negli anni ’70.

Presso la grotta della Madonna di Lourdes, che si trova nel cortile dell’asilo di Olcio, alcuni bambini videro nel lastricato dell’area pavimentata antistante “una specie di disegno fatto dagli uomini preistorici”: si trattava di un soggetto giovane di Lariosauro, uno dei più piccoli conosciuti, che misurava circa 24 cm.
Anch’esso è conservato presso il Museo di Storia Naturale di Lecco.

Dagli anni ’70 ad oggi, alcuni autori hanno ascritto a Lariosaurus balsami  un certo numero di fossili ritrovati in diversi paesi europei: Svizzera, Austria, Germania, Spagna.

 

” I testi sono tratti da “Lariosaurus” di Giancarlo Colombo e da una ricerca svolta dagli alunni della Scuola Media di Lierna e rielaborati a cura di Marina De Blasiis”

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