{"id":11201,"date":"2017-10-08T14:16:18","date_gmt":"2017-10-08T12:16:18","guid":{"rendered":"http:\/\/prolocolario.it\/?p=11201"},"modified":"2020-01-22T08:22:36","modified_gmt":"2020-01-22T07:22:36","slug":"crebbio-in-un-dipinto-la-fotografia-del-nostro-territorio-nel-xvii-secolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/prolocolario.it\/index.php\/2017\/10\/crebbio-in-un-dipinto-la-fotografia-del-nostro-territorio-nel-xvii-secolo\/","title":{"rendered":"Crebbio &#8211; In un dipinto la fotografia del nostro territorio nel XVII secolo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/prolocolario.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/crebbio01.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-large wp-image-11222\" src=\"http:\/\/prolocolario.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/crebbio01-484x572.jpg\" alt=\"\" height=\"572\" width=\"484\" srcset=\"https:\/\/prolocolario.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/crebbio01-484x572.jpg 484w, https:\/\/prolocolario.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/crebbio01-254x300.jpg 254w, https:\/\/prolocolario.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/crebbio01-768x908.jpg 768w, https:\/\/prolocolario.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/crebbio01.jpg 1658w\" sizes=\"auto, (max-width: 484px) 100vw, 484px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella chiesa di Sant&#8217;Antonio di Crebbio \u00e8 conservato un dipinto, olio su tela, 150 per 130 cm, databile alla met\u00e0 del secolo XVII. Non \u00e8 un&#8217;opera di grande valore artistico, tuttavia ha pi\u00f9 volte attirato l&#8217;attenzione di alcuni studiosi di storia locale.<br \/>\nInfatti vi \u00e8 raffigurato il territorio nel quale si trova questa parrocchia.<br \/>\n<!--more--><br \/>\nNella parte inferiore del dipinto \u00e8 ben distinguibile la chiesa di San Giorgio, che appare in tutto simile a come la vediamo oggi, se si eccettua la facciata dipinta di rosso. Questo particolare indica che il pittore si \u00e8 attenuto alla realt\u00e0. Infatti negli atti della visita pastorale, compiuta nel 1582 dal vescovo di Como Gianantonio Volpi, si legge: &#8220;Per la chiesa di San Giorgio, vicinanza di Crebio, Lombrino, Zana e Magiana&#8230; la facciata si dipinghi a rosso e l&#8217;immagine di San Giorgio. Alla suddetta spesa concorrino li vicini di detti luoghi.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque gli abitanti di Crebbio, da intendersi in senso proprio, avevano ancora il dovere di occuparsi della chiesa di San Giorgio, sebbene la loro frazione, con la chiesa di Santa Maria e Sant&#8217;Antonio, come allora veniva chiamata l&#8217;attuale parrocchiale, si fosse staccata da Mandello gi\u00e0 nel 1495, entrando a far parte della nuova parrocchia di San Lorenzo sopr&#8217;Adda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nella successiva visita pastorale del 1593, compiuta dal vescovo Feliciano Ninguarda, la chiesa di San Giorgio continua a essere messa in relazione con Crebbio oltre che con le altre frazioni rimaste con Mandello: \u201cVisitata la capella di S.to Giorgio di Crebio et Magiana, membro parte dell&#8217;Arciprebenda et in parte della parrocchiale di S.to Lorenzo sopra Adda.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che la chiesa di San Giorgio fosse considerata di competenza sia dell&#8217;arciprebenda, cio\u00e8 dell&#8217;arciprete di Mandello, sia del parroco della parrocchia di Abbadia, credo dipenda dal fatto che il primo continuava ad officiare, come in precedenza, i funerali per quelli di Maggiana, Lombrino e Zana, mentre il parroco di Abbadia doveva provvedere per quelli di Crebbio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che San Giorgio fosse il luogo di sepoltura per i defunti di tutte e quattro le frazioni soprastanti, viene ricordato nel nostro quadro da una croce che si pu\u00f2 scorgere, anche se a fatica, nell&#8217;area antistante la facciata della chiesa. Solo dopo il 1621, quando fu costituita la parrocchia di Sant&#8217;Antonio, il cimitero di San Giorgio fu progressivamente abbandonato, come si pu\u00f2 rilevare dal libro dei defunti conservato nell&#8217;archivio parrocchiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lasciando la chiesa di San Giorgio ed esaminando il dipinto nella parte pi\u00f9 alta, si scorge, a sinistra di chi osserva, l&#8217;abitato di Maggiana con la sua torre medievale.<br \/>\nNon si riesce invece a distinguere, tra le case, la chiesa di San Rocco, la cui esistenza \u00e8 peraltro ben documentata in epoca precedente, per esempio nel sopra citato documento della visita pastorale del 1593, dove se ne d\u00e0 una sommaria descrizione. Essa aveva una copertura a capriate lignee ed era sprovvista di campanile. Vi era solo &#8220;una campanella sopra un arco del tetto&#8221;.<br \/>\nEd \u00e8 questo, io penso, il motivo per il quale l&#8217;edificio non risulta evidenziato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al centro della tela, isolata da ogni abitazione, si vede la chiesa di Sant&#8217;Antonio. Vi \u00e8 pure rappresentato il Santo titolare con le sue caratteristiche insegne: il fuoco e il bastone ricurvo a cui \u00e8 appesa una campanella.<br \/>\nL&#8217;aspetto di questo edificio ci indica che il quadro, di cui ci stiamo occupando, \u00e8 posteriore alle trasformazioni strutturali attuate negli anni nei quali resse la parrocchia il sacerdote don Rocco Alippi, dal 1625 al 1664. In quel periodo fu innalzata la volta della navata, come la vediamo oggi, fu rifatta quella del presbiterio e furono aggiunte le cappelle laterali almeno nella loro struttura muraria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante questi lavori di ristrutturazione andarono distrutti alcuni antichi dipinti dei quali era dotata la chiesa. Il documento del 1593 si limita a ricordare che sulla volta del presbiterio esistevano &#8220;pitture assai belle&#8221; definite per\u00f2 di fattura piuttosto recente. Gli affreschi della chiesa di San Giorgio invece sono giunti fino a noi perch\u00e9 quell&#8217;edificio, lasciato quasi in completo abbandono dopo l&#8217;erezione della parrocchia di Sant&#8217;Antonio nel 1621, non sub\u00ec le trasformazioni murarie secondo i canoni estetici dell&#8217;epoca barocca. Un vescovo del secolo XVIII in visita pastorale li defin\u00ec ridicoli, ma si limit\u00f2 a richiedere che venissero almeno in parte ricoperti da uno strato di calce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A lato della chiesa parrocchiale, sulla destra di chi osserva il quadro, \u00e8 raffigurato l&#8217;abitato di Crebbio, anch&#8217;esso dotato di torre di dimensioni pi\u00f9 modeste rispetto a quella di Maggiana. Sopra la chiesa si scopre Lombrino e pi\u00f9 in basso, appena abbozzate, le poche case di Zana.<br \/>\nLa mancanza della casa parrocchiale indica che il quadro fu realizzato prima del 1672, data che il parroco Giovanni Pietro Ticerio (1665-1695) pone in una sua annotazione.<br \/>\nDopo aver ricordato che in precedenza &#8220;il parroco hora stava a Maggiana, hora a Zanna&#8221;, mancando la casa parrocchiale, aggiunge che questa fu costruita in seguito al lascito compiuto &#8220;da una pia donna di nome Armellina De Conti figlia q. (del fu) Santino di Zanna.&#8221; E aggiunge: &#8220;Cos\u00ec per beneficio fatto da questa pia donna ho voluto io Curato P. (prete) Gi\u00f2 Pietro Ticerio della Parrocchiale Chiesa di S.to Antonio sopra Mandello farne questa memoria acci\u00f2 serva alla posterit\u00e0.&#8221;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non possiamo lasciare il nostro dipinto senza notare che, nel paesaggio, il committente, forse il parroco Rocco Alippi, ha voluto inserire elementi che si riferiscono alla festa di Natale. Alla sommit\u00e0 del monte che sovrasta il nostro abitato, un angelo, circondato da nuvole, tiene tra le mani un cartiglio con l&#8217;iscrizione: &#8220;Gloria in Altissimis Deo&#8221;.<br \/>\nSopra Maggiana, nella localit\u00e0 denominata Mass, un altro angelo, in volo, plana sopra un gregge di pecore.<br \/>\nEvidente \u00e8 il richiamo a Luca 2, 8-14, dove si ricorda l&#8217;annuncio della nascita di Ges\u00f9 portato ai pastori di Betlemme.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dallo Zucco della Rocca, molto bene evidenziato, scendono vari personaggi. Tre di loro stanno in groppa a strane cavalcature che dovrebbero essere cammelli. La scia luminosa di una stella cometa, tracciata nel cielo, allude senza dubbio ai Magi venuti da oriente per adorare il neonato Re dei Giudei (Matteo 2, 1-2).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo curioso particolare doveva avere un fondamento nella tradizione popolare gi\u00e0 presente all&#8217;epoca in cui fu composto il dipinto: qualche anziano ricordava che al tempo della sua infanzia, quando non si parlava ancora di Babbo Natale e tanto meno di Befana, la vigilia dell&#8217;Epifania, egli aspettava l&#8217;arrivo dei Re Magi che sarebbero discesi proprio dallo Zucco della Rocca per portare i doni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 pareva di ascoltare il tintinnio dei sonagli delle cavalcature; occorreva perci\u00f2 preparare un po&#8217; di fieno da collocare sul davanzale e andare a letto presto, se si volevano trovare, il mattino seguente, i doni nella cesta: un po&#8217; di frutta secca, qualche matita, qualche quaderno e cose simili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla in confronto a quanto viene regalato ai bambini di oggi, ma non \u00e8 detto che questi ultimi siano pi\u00f9 contenti di quelli di allora&#8230;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Don Mario<\/em><\/strong><br \/>\n<strong> <em>Parroco della Parrocchia di Sant&#8217;Antonio di Crebbio<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella chiesa di Sant&#8217;Antonio di Crebbio \u00e8 conservato un dipinto, olio su tela, 150 per 130 cm, databile alla met\u00e0 del secolo XVII. 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