{"id":3921,"date":"2012-01-28T15:22:08","date_gmt":"2012-01-28T14:22:08","guid":{"rendered":"http:\/\/prolocolario.it\/?p=3921"},"modified":"2012-07-29T22:43:40","modified_gmt":"2012-07-29T21:43:40","slug":"la-storia-di-corenno-e-della-sua-fortificazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/prolocolario.it\/index.php\/2012\/01\/la-storia-di-corenno-e-della-sua-fortificazione\/","title":{"rendered":"La storia di Corenno e del suo castello"},"content":{"rendered":"<p>Secondo gli Statuti medievali di Dervio e Corenno del 1389 le fortificazioni di Dervio che inglobavano la torre di Orezia, giungevano anche alla vicina Corenno dove sorgeva il castello-recinto con fossato, abitazioni ed una piazza dove partiva la strada per Vestreno, quindi per la Valvarrone. Della muratura che univa il castello di Corenno a quello di Dervio di Orezia non esiste pi\u00f9 traccia, anche se probabilmente \u00e8 da identificarsi con i tratti di muratura a protezione della stradina che correva a circa quota 300 da Corenno alla localit\u00e0 Castello per poi inerpicarsi verso la Valvarrone. Purtroppo questa stupenda strada panoramica \u00e8 stata travolta dagli interventi per la formazione della Statale 36 o superstrada per lo Spluga. A Corenno, come si \u00e8 detto, risiedeva la famiglia Andreani, proprietaria del Castello che aveva avuto fino dal 1271 il feudo di Corenno dall\u2019Arcivescovo di Milano Ottone Visconti. Il cognome indicava la discendenza da un Andrea, tanto che in alcuni documenti dell&#8217;inizio del Trecento viene riportato spesso come genitivo <em>Andree<\/em>. Questa famiglia non era originaria di Dervio, ma forse proveniente dai Grigioni. Alcuni storici posero l\u2019inizio della presenza a Dervio con la conferma del feudo di Dervio, Corenno e parte del monte di Varenna redatto il 30 maggio 1271 da parte dell\u2019Arcivescovo Ottone Visconti a favore di Jacobo Andriani detto <em>Foxatus<\/em>. Nell\u2019atto di fondazione della Cappellania della Madonna del Rosario, per\u00f2, redatto il 12 settembre 1327 si trova che un Ruggero Andriani aveva acquistato dei terreni a Corenno ed era avo di Baldassarre, figlio di Jacobo Andriani. La loro storia fu per secoli legata a Corenno, soprattutto attraverso il castello e la chiesa di san Tommaso di Canterbury e le Arche Andriani.<\/p>\n<p>Nel 1039, secondo l\u2019Arrigoni<a title=\"\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a> Dervio, Corenno e Dorio sono alla dipendenza di Bellano. \u201cSulla fine della primavera la Repubblica delle Tre Pievi &#8211; Dongo Gravedona e Sorico -, posta in acqua le navi ben fornite di armi e armati, assieme ai Valtellinesi, prendono di sorpresa il paese di Dorio, e poi la flottiglia si spinge a Corenno, che trovato indifeso, occupano e saccheggiano, meno un forte sovrastante dov\u2019eransi ritirati gli abitanti colle migliori masserizie. Il castello si arrese dopo tre giorni per mancanza di vitto e dell&#8217;aiuto dei bellanesi.\u201d I pievesi e i Valtellinesi, per vendicarsi di un attacco subito da parte di alcuni paesi della riviera di Lecco legati al potentissimo arcivescovo di Milano, Ariberto da Intimiano, sconfissero gli abitanti di Corenno e Dervio ed entrarono in possesso del castello e del paese di Dervio, che si era arreso. Cos\u00ec gli abitanti, Dervio, Corenno e Dorio, dopo aver sostenuto quattro mesi di assedio e aver respinti replicati assalti, colla condizione di aver salva la vita e le masserizie cessarono di appartenere a Bellano e per alcuni anni fecero parte della repubblica pievese per cadere poi sotto il dominio dei milanesi<\/p>\n<p>Nel Duecento e nel Trecento: con l\u2019indebolimento del potere vescovile e la progressiva indipendenza dei Comuni, vi fu un periodo di grande confusione. Per la sua posizione strategica, al confine tra gli opposti interessi di Guelfi e Ghibellini, la sponda orientale del Lario fu teatro di scontri tra famiglie rivali dei Torriani e dei Visconti, che ambivano al dominio di Milano.<\/p>\n<p>Secondo Antonio Maria Stampa che scrisse nel 1715 e che consulta altri storici come il Corio, Il Giovio, il Moreggia e il Ballerini tra gli altri, nel suo \u201cRistretto ovvero piccola cronaca degli annali gravedonesi\u201d, ed. S. Monti, \u201cil Prencipe Barnab\u00f2 dapprima ordin\u00f2 ai Comaschi di invadere Gravedona, ma poi fu inviata una missione per mitigare l\u2019ira di detto principe, \u201c<em>principiarono la fabbrica del Castello di Rezzonico e quello di Corenno e furono terminati nel 1357, l\u2019uno per trattenere li comaschi, acciocch\u00e9 non si inoltrassero con lasciarsi un castello alle spalle, e l\u2019altro per frenare ed opponersi a quelli di Bergamo e Valsasina, che per quella parte dovevasi inoltrarsi, come altres\u00ec fortificarono Varenna e Bellano<\/em>.\u201d<\/p>\n<p>Nell\u2019anno 1364, tramont\u00f2 definitivamente il potere temporale dell\u2019Arcivescovo di Milano, anche Corenno venne ceduto ai Visconti il cui potere si stava affermando in modo stabile sul territorio. In quel periodo la comunit\u00e0 di Corenno era unita a quella di Dervio come \u00e8 attestato negli Statuti comunali del 1389 che menzionano il castello e il suo fossato.<\/p>\n<p>Nel 1402 mor\u00ec Gian Galeazzo Visconti, massimo esponente della famiglia, che aveva sposato una figlia del re di Francia e ottenuto il titolo di duca di Milano. Con la sua scomparsa, si inaugur\u00f2 un periodo di grande incertezza politica nel ducato. Alcuni paesi della riviera, come Dervio, passarono sotto il dominio dei Rusconi di Como. Corenno invece venne infeudata ai Malacrida, assieme a tutto il territorio settentrionale del Lario. Da questa data si stacc\u00f2 da Dervio e rimase comune indipendente per ben cinque secoli. In seguito, per un trentennio i Veneziani cercarono di conquistare le terre di Milano, con una fortuna di breve durata. Riuscirono soltanto ad occupare la Valsassina e a giungere fino al lago per mettere navi in acqua e fare di Lecco, secondo il loro sogno \u201cuna venetia piccinina\u201d.<\/p>\n<p>Nell\u2019anno1450 Corenno giur\u00f2 fedelt\u00e0 a Francesco Sforza, nuovo Duca di Milano. Nel 1481 la sponda del Lario da Corenno a Mandello venne ceduta in feudo a Pietro dal Verme, in seguito al suo matrimonio con la tredicenne Chiara Sforza. Cinque anni dopo, Chiara, senza figli, avvelen\u00f2 il marito, entr\u00f2 in possesso delle terre e si rispos\u00f2. Dal suo secondo matrimonio nacque un figlio che, oberato dai debiti, vendette Corenno e tutti i suoi possedimenti a Francesco Sfrondati, membro del Senato di Milano. (M. Casanova)<\/p>\n<p>Tra gli anni 1527 e 1532, mentre ormai le Signorie crollavano sotto l\u2019urto dei grandi regni che si erano formati Oltralpe, un audace personaggio, divenuto leggendario spadroneggi\u00f2 sul Lario. Era Gian Giacomo Medici, detto ironicamente il Meneghino (piccolo Medici). Questi attaccava le terre fedeli a Milano, terrorizzando e depredando i paesi del lago che si rifiutavano di rifornire le sue truppe. Per quanto sorprendente, il Meneghino era zio di S. Carlo Borromeo e fratello del papa Pio IV. Quest\u2019ultimo per rimediare alle sue scellerataggini concesse importanti indennizzi ai Comuni saccheggiati dal fratello.<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>Nel 17 febbraio 1532 vi fu un grande scontro fra la flotta medicea e quella ducale. Pur senza aver subito gravi perdite, i medicei ebbero la peggio. Il 18 febbraio i medicei tentarono di sbarcare a Corenno, ma la popolazione li respinse. La flotta medicea si spinse allora verso Bellano e Colico che furono saccheggiate, dove riuscirono a razziare solo miglio e castagne. Dopo la presenza del Meneghino si fece sentire sul territori pi\u00f9 forte la dominazione Spagnola preoccupata della difesa dai Grigione e intenzionato ad unire il <em>Milanesado<\/em> con i suoi possedimenti nelle Fiandre senza passare dalla nemica Francia.<\/p>\n<p>Il comandante Pedro Henr\u00edquez Acevedo Conte de Fuentes, giunse a Milano nel 1600 con i poteri di dirigere la politica spagnola in Italia. Era un governatore di alto vigore, fortunato combattente e fidato consigliere del re. Nelle Fiandre dal 1595 aveva avviato un programma di opere di fortificazione, che rimase la sua principale base per la gestione della politica. Gli obiettivi della sua politica nel <em>Milanesado<\/em> erano soprattutto la sicurezza del paese con la costruzione di grandi opere di fortificazioni, utilizzando perfino i campanili e il presidio dei confini con la costruzione di piazzeforti.<\/p>\n<p>A Colico, sul monte Monteggiolo fece costruire una grande fortezza per difendersi sia dalla Repubblica delle tre Leghe sia dai Veneziani che passavano di l\u00ec per commerciare con il nord. Prima aveva fortificato le citt\u00e0 (Novara, Mantova, Pavia e Cremona) e aveva creato quattro nuove piazzeforti (a Soncino, a Mozzanica, a Casalmaggiore e a Colico). Per realizzare un efficiente sistema difensivo dapprima cre\u00f2 delle imprese militari che dovevano provvedere al funzionamento delle caserme. E in questo suo progetto si scontr\u00f2 con la resistenza delle comunit\u00e0 costrette alla tassa di alloggiamento delle truppe. E in secondo luogo dovette provvedere alla sistemazione dei percorsi tra le citt\u00e0 e i presidi. Scelse il Monteggiolo appartenente al contado di Como perch\u00e9 era raggiungibile via lago con imbarcazioni.<\/p>\n<p>Nel 1606 Acevedo propose di far costruire una strada da Milano a Colico e incaric\u00f2 Sitoni e Vacallo di \u201c<em>visitar los caminos que de Como y de Leco van al dicho fuerte<\/em>\u201d. Dapprima pens\u00f2 a una strada che da Como arrivasse a Colico lungo la sponda occidentale, ma le comunit\u00e0 si opposero e proposero una strada sull\u2019altra sponda. A Tolomeo Rinaldi, ingegnere camerale e Gaspare Baldovini ingegnere di fortezze si chiedeva di trovare la strada migliore, la pi\u00f9 breve e la meno dispendiosa. Essi calcolarono per la sistemazione della strada della sponda occidentale \u00a3. 210.000 e quantificarono per la strada orientale una spesa di \u00a3. 82.000. Rinaldi controll\u00f2 che per il tratto da Colico a Dervio si spendeva poco per il passo di un cavallo da soma. Per il difficile percorso da Dervio a Bellano si poteva usare la via della Muggiasca, con un ponte al Portone, e uscire a Cortenova in Valsassina, da cui si poteva andare agevolmente in piano tenendo a sinistra il Pioverna fino ai Forni di Introbio, dove occorreva rompere il Sasso del Bajedo e poi seguire la strada fino a scendere a Laorca e finalmente a Lecco. I Valsassinesi si opposero tenacemente a questo progetto. Il Giussani afferma che fu realizzato, mentre l\u2019Arrigoni nega la sua esistenza. Per\u00f2 Pedro Hernriquez Acevedo, nel 1610 mand\u00f2 truppe al Forte per la Valsassina perch\u00e9 era il tragitto pi\u00f9 breve e le comunit\u00e0 avevano aggiustato la strada. In quello stesso periodo (1592 \u2013 93) i veneziani avevano costruito la strada Priula\u00a0 nella Val Brembana che congiungeva Bergamo con lo sbocco nella Valtellina poco distante da Morbegno.<\/p>\n<p>Nel 1607 probabilmente si effettu\u00f2 un adeguamento di tutta la strada. Questo un ulteriore indizio di adeguamento del percorso scelto pare testimoniato dal rifacimento del ponte di San Quirico di Dervio, sul torrente Varrone, eseguito nel 1607. In tal modo restava aperta una pista per Fuentes, pi\u00f9 breve del percorso da Como poich\u00e9 lunga 25 miglia da Lecco al Forte e 30 miglia da Lecco verso Milano. L\u2019onere della manutenzione e del miglioramento ricadeva per\u00f2 sui comuni, in seguito alle ingiunzioni dello Stato.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 1610 vi passarono 3000 soldati che ne approfittarono per alcune scorrerie risalendo da Introbio fino alla valle del Bitto, e allarmando i Grigioni che rafforzarono i presidi di Cosio e Mantello. passarono anche compagnie scaglionate, che sostarono per esempio a Margno e a Crandola.<\/p>\n<p>Nel 1620 pi\u00f9 di 250 cavalieri vi transitarono diretti a Fuentes per la guerra di Valtellina.<\/p>\n<p>Nel 1629 le truppe dei Lanzi dirette alla conquista di Mantova seguirono lo stesso percorso a ritroso. Gettarono un ponte di barche sull\u2019Adda vicino a Dubino e, dopo aver saccheggiato Colico, passarono per il sentiero dell\u2019oratorio di San Rocco e per la strada di San Nicol\u00f2, sopra la C\u00e0, quindi da Dorio proseguirono a Corenno e salendo da Bellano, entrarono per la Valsassina. In un sol giorno arrivarono a Cortenova. Una volta a Lecco parecchi si dispersero e si dedicarono al saccheggio verso la chiusa a sud e verso l\u2019Abbadia a Nord. Infine superarono il ponte di Lecco sull\u2019Adda intorno al 12 ottobre.<\/p>\n<p>Alla fine di agosto 1629 il governatore Spinola Doria aveva invitato il conte Serbelloni a visitare la strada: \u201cdi Colico e di Valsasena, acci\u00f2 la cavalleria alemanna, quando verr\u00e0 l\u2019occasione possa passare facilmente per terra a Mandello e di l\u00e0 a Lecco, ove sta preparato un ponte\u201d. Ma il Collalto non stette ad attendere l\u2019ordine dello Spinola e il 12 settembre le truppe del M\u00e8rode erano gi\u00e0 a Lecco, seguite poi da altre compagnie, che sommavano a 25.000 soldati e con le famiglie 40.000. A Milano si seppe di questo passaggio il 10 settembre da un cavaliere corso da Forte Fuentes, dove molti soldati fuggirono e si ripararono a Lecco, unendosi alla sopraggiunta compagnia del Rainoni per il controllo del borgo.<\/p>\n<p>Nell\u2019autunno del 1630, il comune di Dervio ottenne che l\u2019alloggio di un corpo alemanno, risiedesse piuttosto a Bellano per evitare. \u201cun\u2019immensa rovina, il totale sterminio della povera gente, gi\u00e0 afflitta da inenarrabili miserie\u201d.<\/p>\n<p>Nel 1631 analogamente avvenne con il Rohan: battuti gli spagnoli di Fuentes a S. Martino di Morbegno, ci si attendeva che scendessero lungo la solita pista, cosi che i valsassinesi corsero alla difesa di Portone; invece in Rohan si acquartier\u00f2 in Mantello e sul lago di Mezzola. Nel febbraio le truppe francesi si divisero in due tronconi: uno assal\u00ec la Torretta di Curcio e liber\u00f2 la strada del lago; l\u2019altro risal\u00ec la valle del Bitto, valic\u00f2 il Legnone e scese a Premana, unendosi a Introzzo con i cavalieri saliti da Dervio, i 6000 seguirono ancora la strada di Bellano, batterono il presidio del Portone e, devastando la Valsassina, proseguirono fino al Ponte di Lecco, dove furono fermati dal mastro di Campo Ippolito Crivelli, di stanza a Lecco, e dal capitano Paolo Sormani.<\/p>\n<p>In quel periodo a Corenno le mura del castello erano presidiate da una compagnia spagnola guidata dal capitano Pedro de la Ringa, che con sbarramenti riusc\u00ec ad evitare i saccheggi nel borgo. Questi fece abbattere case e stalle poste non lungi dal castello perch\u00e9 non servissero al nemico come luogo per posizionare le batteria e distruggere il paese.<\/p>\n<p>Nel 1633, infatti fu ordinato al comune di Dervio di accomodare il suo tratto di strada per la cavalleria del Balosso diretta in Alsazia sotto pena che \u201cverr\u00e0 fatto sostare e mantenere in comune il detto corpo oltre al pagamento dei danni\u201d. Nell\u2019anno 1633, la strada pur disagevole aveva per\u00f2 anche valenza economica, perch\u00e9 vi passarono 70 cavalli carichi di armature dirette da Milano al Tirolo. Secondo antica tradizione serviva all\u2019approvvigionamento delle ferriere di Lecco con i materiali ferrosi scavati o lavorati nella valle.<\/p>\n<p>Non venne trascurata anche l\u2019alternativa della navigazione, se attuata con vento favorevole, sia per i trasporti, sia per esigenze militari, come avvenne fra Lecco e Dervio ancora nel 1704 contro il Davia per 700 dragoni e corazzieri del Toralbe, inviati dal principe di Vaudemont, che proseguirono per la strada costiera.<\/p>\n<p>I miglioramenti, che anche parzialmente erano stati condotti sull\u2019intero tragitto, vennero cos\u00ec sfruttati non solo dagli Spagnoli ma anche dai loro nemici. I valsassinesi e i lecchesi in questi anni riportarono enormi devastazioni con gravi ricadute nell\u2019economia specialmente quella mineraria e metallurgica, a discapito di tutto lo Stato.<\/p>\n<p>Nel 1646 ai paesi della Riviera furono richiesti 17 soldati guastatori per il riatto delle strade.<\/p>\n<p>Nel 1704 sempre per Lecco e la Valsassina passarono i 280 cavalieri imperiali del marchese Davia dirette all\u2019assedio di Fuentes, pur poi fallito per l\u2019arrivo da Lecco di 50 dragoni a piedi;<\/p>\n<p>Nel 1706 contro il forte Fuentes, ultimo ad arrendersi nello Stato, vi transitarono le truppe del barone Kraustenein con 300 fanti dei cavalieri Carlini, Zozel e Frinstein e a nove giorni dopo i due cannoni con cui abbattere Fuentes.<\/p>\n<p>Quando nel Settecento la fortificazione di Corenno perse ogni funzione difensiva, secondo il Catasto Teresiano il terreno venne destinato a vigna. La muratura ad ovest fu poi abbattuta per consentire la vista sul lago e per una maggior esposizione al per le viti.<\/p>\n<p>Entro le mura del castello, il 27 e 28 giugno 1859 alloggi\u00f2 il Corpo delle Guide a Cavallo della Brigata Garibaldi che accompagnava il loro generale che da Lecco si stava recando in Valtellina: in quell\u2019occasione il comune dovette sborsare 130 razioni di vino per i soldati, 77 di fieno vecchio e 3 somme avena per i loro cavalli.<\/p>\n<p><em><strong>Gli scrittori parlano del Castello<\/strong><\/em><\/p>\n<p>Paolo Giovio che nel Cinquecento in giro nelle terre che Francesco Sfondrati aveva ricevute in Feudo da Carlo V, per descrivergliele poi in <em>Larius<\/em>, scopriva che \u201c<em>adiacet Corenum cum arce\u201d<\/em>, cio\u00e8 che il borgo era addossato a una roccia e aveva una rocca.<\/p>\n<p>Nel Seicento, Sigismondo Boldoni il quale, pure con il suo <em>Larius<\/em>, ci informa che sul punto pi\u00f9 alto c\u2019\u00e8 una rocca per la pi\u00f9 parte rovinata; ma, aggiunge, giocondissima per le dolci aure che vi spirano.<\/p>\n<p>Nel Settecento \u00e8 la volta di Anton Gioseffo Della Torre di Rezzonico a narrare, ancor egli con <em>Larius<\/em>, che la rocca di Corenno fu \u201c<em>munitissima, et plura bellorum tulit incomoda\u201d<\/em> e che a bruciar Corenno fu il lecchese Francesco Morone, comandante delle truppe cesaree.<\/p>\n<p>Ai tempi di Anton Gioseffo la rocca di Corenno era gi\u00e0 \u201csemidiruta\u201d.<\/p>\n<p>Cos\u00ec nell\u2019Ottocento Ignazio Cant\u00f9 in <em>Quattro giorni in Milano<\/em> pu\u00f2 rilevare: \u201cSerba Corenno le reliquie del castello appartenente al conte Andreani-Sormani\u201d.<\/p>\n<p><em>Roberto Pozzi<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/prolocolario.it\/?p=3775\">Torna all&#8217;articolo principale su Corenno Plinio<\/a><\/p>\n<div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> G. Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina e delle terre limitrofe, milano 1840<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> M. Casanova e G. Pensa, Corenno Plinio, Bellavite.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo gli Statuti medievali di Dervio e Corenno del 1389 le fortificazioni di Dervio che inglobavano la torre di Orezia, giungevano anche alla vicina Corenno dove sorgeva il castello-recinto con fossato, abitazioni ed una piazza dove partiva la strada per Vestreno, quindi per la Valvarrone. 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