{"id":4544,"date":"2012-09-30T15:16:12","date_gmt":"2012-09-30T14:16:12","guid":{"rendered":"http:\/\/prolocolario.it\/?p=4544"},"modified":"2012-09-30T16:03:00","modified_gmt":"2012-09-30T15:03:00","slug":"villatico-la-chiesa-di-san-rocco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/prolocolario.it\/index.php\/2012\/09\/villatico-la-chiesa-di-san-rocco\/","title":{"rendered":"Villatico: La chiesa di San Rocco"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/prolocolario.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/san-rocco-esterno.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4545\" title=\"La Chiesa di San Rocco a VIllatico\" src=\"http:\/\/prolocolario.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/san-rocco-esterno-300x224.jpg\" alt=\"La Chiesa di San Rocco a VIllatico\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/prolocolario.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/san-rocco-esterno-300x224.jpg 300w, https:\/\/prolocolario.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/san-rocco-esterno-484x361.jpg 484w, https:\/\/prolocolario.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/san-rocco-esterno.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>L\u2019oratorio di San Rocco sopra Villatico \u00e8 una delle circa 30 chiese dedicate al santo, erette sul territorio lariano dall\u2019epoca medioevale fino al 1600, a riprova della diffusione del culto a questo taumaturgo in epoche di frequenti e gravi epidemie che decimavano le popolazioni e i loro animali.<\/p>\n<p>La piccola chiesa sorge sulle pendici del Monte Legnone, ad una all\u2019altezza di circa cinquecento metri, in una zona leggermente pianeggiante e boscosa quasi a met\u00e0 strada tra i due torrenti che attraversano il territorio di Colico e che sfociano nel Lario: il Perlino e l\u2019Inganna.<br \/>\nLa localit\u00e0 sembra che non sia mai stata abitata in forma permanente ma \u00e8 attraversata da una antica importante via di comunicazione (ora denominata sentiero del viandante) che collegava tra loro i paesi della sponda orientale del Lario prima della costruzione da parte degli austriaci della strada militare della riviera nella prima met\u00e0 dell\u2019ottocento.<\/p>\n<p><!--more-->Il tempietto era dedicato originariamente a san Sebastiano martire, un soldato convertito al cristianesimo all\u2019epoca di Diocleziano e barbaramente ucciso come \u00e8 mirabilmente illustrato nell\u2019affresco sulla parete sinistra.<br \/>\nDal secolo XVII al XIX le popolazioni funestate periodicamente da diverse epidemie, soprattutto in questi luoghi di passaggio tra le citt\u00e0 della pianura padana e quelle della valle del Reno e dell\u2019In, iniziarono a invocare san Rocco, sentito pi\u00f9 vicino a loro per\u00a0 il suo abito da pellegrino e la sua storia di guaritore attento ai bisogni della gente. Il santo era supplicato come difensore contro la peste, il colera, le malattie degli animali, la filossera e le calamit\u00e0 naturali. Per questi poteri taumaturgici, la sua devozione si estese rapidamente in tutta Italia e, in modo particolare, sulle nostre terre dove soppiant\u00f2 il culto del soldato romano san Sebastiano. In momenti di transizione dal primo al nuovo patrono, i due santi venivano spesso rappresentati assieme, a fianco della Madonna\u00a0 come si nota nella sinopia del secolo XVII.<\/p>\n<p>Possiamo ipotizzare che il luogo di culto, affrescato a pi\u00f9 tappe dalla sua edificazione, sia stato costruito in seguito a un voto al santo come ringraziamento per aver protetto la comunit\u00e0 o come pegno per proteggerla dal contagio della peste che periodicamente colpiva queste terre di passaggio delle soldatesche dal nord verso la pianura.<\/p>\n<p>Il portico d\u2019entrata di recente costruzione, ricavato dall\u2019allungamento della chiesa stessa, ha sostituito una precedente tettoia. Assieme alle due piccole finestrelle ad altezza di persona inginocchiata che consentono di origliare il sacro nell\u2019oscurit\u00e0, quando la porta \u00e8 chiusa, ricorda al visitatore di oggi che lungo i secoli qui si sono fermati a riposare e a pregare moltitudini di viandanti che, dai paesi della Valsassina, della Valvarrone, dai paesi della riviera e dalla pianura, si recavano in Valtellina e nei paesi d\u2019oltralpe.<br \/>\nPossiamo anche ipotizzare che, come in tante altre parti, in passato sotto il portico o accanto al sacello ci sia stata una costruzione, magari modesta, di pietra o di legno, che serviva da ostello per i pellegrini e, in tempo di peste, utilizzata come alloggio per accogliere gli ammalati, allontanati dalla comunit\u00e0 per evitare il contagio. Sul sagrato esisteva pure un cimitero dove certamente erano sepolti i morti di peste e di epidemie.<br \/>\nTutto questo ci riporta ai secoli quando queste terre erano periodicamente minacciate da epidemie come le pesti e dalle malarie nel cinquecento e nel seicento dovute sia all\u2019ambiente acquitrinoso creato dall\u2019Adda e dal Mera prima di immettersi nel Lario, sia ai frequenti passaggi degli eserciti del nord (ricordare il passaggio da queste terre dei Lanzichenecchi descritta dal Manzoni) e al colera e la spagnola degli ultimi due secoli.<\/p>\n<p>Entrando nel tempio si \u00e8 subito colpiti dall\u2019imponente nicchia posticcia di cemento elevata sopra l\u2019altare con la statua del santo e dalla parete che la sovrasta con un profondo arco, che lascia intravedere l\u2019antica abside affrescata. Su questa parete di fondo si replica la figura del santo nell\u2019affresco settecentesco: San Rocco nella gloria \u00e8 circondato da nuvole e accompagnato da due angeli. Sopra l\u2019arco altri due angeli con la tromba sembrano festeggiare l\u2019entrata del santo taumaturgo in cielo.<br \/>\nSia l\u2019affresco che la statua lignea rappresentano il santo contraddistinto dai suoi simboli iconografici:<br \/>\n&#8211;\u00a0\u00a0 \u00a0una gamba scoperta e piagata per indicare che fu anche lui colpito dalla peste e in seguito guarito<br \/>\n&#8211;\u00a0\u00a0 \u00a0il bordone del viandante con appesa la zucca per contenere l\u2019acqua, la conchiglia simbolo del pellegrinaggio a Santiago di Compostela che fanno riferimento alla sua vocazione di pellegrino;<br \/>\n&#8211;\u00a0\u00a0 \u00a0il cane fedele che lo saziava con una pagnotta quando ammalato si era ritirato in un bosco.<\/p>\n<p>All\u2019interno, \u00e8 conservato uno splendido affresco risalente al secolo XVI che rappresenta,\u00a0 su una superficie di cm. 250 per cm 500, la scena del martirio di san Sebastiano colpito dagli arcieri dell\u2019imperatore Diocleziano assiso su un trono davanti ad un vasto panorama di paesaggio lacustre e montano.<\/p>\n<p>Vicino all\u2019altare si trova l\u2019affresco di cm 250 per cm 600 raffigurante l&#8217;Ultima Cena, risalente al secolo XVI e rinvenuto nel corso di una campagna di restauro svoltasi negli ultimi anni.<\/p>\n<p>Tra i due affreschi si intravede una sinopia di cm. 250 per 250 risalente al secolo XVII che raffigura i due santi San Rocco e San Sebastiano in piedi probabilmente a fianco della Vergine.<\/p>\n<p>Oltrepassato il piccolo presbiterio si possono ammmirare le pitture medioevali della calotta absidale. L\u2019impianto di questi affreschi segue il tipico schema dell\u2019epoca e sono dovuti a un ignoto, ma capace pittore che dovrebbe aver operato nei primi anni del XV secolo.<\/p>\n<p>In basso alla calotta lungo le pareti a sinistra dell\u2019osservatore si trova la figura di sant\u2019Antonio abate nativo dell\u2019Egitto riconoscibile con la sua croce a tau (senza la parte superiore) e con il libro delle scrittura con il quale vince le tentazioni.<br \/>\nAl suo fianco la figura di san Sebastiano con un volto femmineo e riconoscibile per le frecce nel suo corpo.<br \/>\nDall\u2019altra parte dell\u2019abside si vedono la figure di due sante: Agnese che regge un libro e la svedese santa Brigida che tiene nella mano una lunga penna forse un riferimento alle regole che scrisse per l\u2019ordine religiose o al libro da lei scritto che contiene le sue rivelazioni ricevute da Ges\u00f9<br \/>\nAlcuni autori attribuiscono le pitture trecentesche a dei pittori che nella medesima epoca operavano a Gravedona nella chiesa di santa Maria del tiglio mentre i due grandi affreschi si avvicinano all\u2019arte raffinata dei fratelli Scotti, famosi pittori dell\u2019et\u00e0 sforzesca, dei quali rimane un importante brano affrescato nella chiesa di Sorico, sulla sponda opposta, chiesa matrice di questo lembo di terra della diocesi di Como, ed erede della plebana di Olonio, sepolta dalle piene dell\u2019Adda nel secolo XV.<\/p>\n<p><em>Roberto Pozzi<\/em><\/p>\n<p><strong>APPROFONDIMENTI:<\/strong><br \/>\n<a href=\"http:\/\/prolocolario.it\/?p=3771\">Note sull&#8217;Autore<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/prolocolario.it\/?p=4549\">Storia<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/prolocolario.it\/?p=4556\">L&#8217;affresco &#8220;Il Martirio di San Sebastiano&#8221;<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/prolocolario.it\/?p=4564\">L&#8217;affresco de &#8220;L&#8217;Ultima Cena&#8221;<\/a><br \/>\n<a href=\"http:\/\/prolocolario.it\/?p=4571\">Gli affreschi dell&#8217;Abside<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019oratorio di San Rocco sopra Villatico \u00e8 una delle circa 30 chiese dedicate al santo, erette sul territorio lariano dall\u2019epoca medioevale fino al 1600, a riprova della diffusione del culto a questo taumaturgo in epoche di frequenti e gravi epidemie che decimavano le popolazioni e i loro animali. 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