{"id":7404,"date":"2013-04-01T18:49:44","date_gmt":"2013-04-01T16:49:44","guid":{"rendered":"http:\/\/prolocolario.it\/?p=7404"},"modified":"2014-04-01T19:29:15","modified_gmt":"2014-04-01T17:29:15","slug":"colico-ieri-e-oggi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/prolocolario.it\/index.php\/2013\/04\/colico-ieri-e-oggi\/","title":{"rendered":"Colico Ieri e Oggi"},"content":{"rendered":"<p>I primi insediamenti in et\u00e0 Neolitica hanno lasciato tracce sul Montecchio Nord, dove veniva estratto rame, dall\u2019et\u00e0 del bronzo ci sono pervenute incisioni su massi (coppelle) ancora da studiare, dalle popolazioni liguri e celtiche alcuni toponimi (Olgiasca, Montecchio) e forse il nome stesso di Colico (Co-l\u00e8k).<\/p>\n<p>In epoca romana emerge l\u2019importanza strategica del lago, che costituisce la pi\u00f9 importante via di comunicazione tra la ricca e popolosa pianura padana con gli altrettanto importanti paesi d\u2019oltralpe attraverso i valichi alpini di Maloja, Septimer, Spluga, Julier.<br \/>\nLa zona \u00e8 inglobata in epoca imperiale nel Municipium Novum Comum, dove ha sede la flotta imperiale, terza per importanza: il lago \u00e8 navigabile fino a Samolaco, da dove si prosegue via terra verso i valichi alpini, sulla sponda occidentale viene aperta l\u2019unica via percorribile con carri, la Via Regina.<br \/>\nI terreni agricoli sono suddivisi con la centuriazione da cui il toponimo Centoplagio che ricorre spesso nei documenti.<\/p>\n<p>Con la diffusione del Cristianesimo, si diffonde anche il culto di San Fedele, soldato romano martire del IV secolo, che forse approd\u00f2 a Laghetto per cercare scampo alle persecuzioni.<br \/>\nColico fa parte della diocesi di Como e della pieve di Olonio, sede anche di un mercato di fama internazionale.<br \/>\nNel 617 il vescovo scismatico Agrippino fa costruire a Piona l\u2019oratorio di Santa Giustina, primo nucleo della futura chiesa di San Nicol\u00f2.<\/p>\n<p>Durante la dominazione di Franchi e Longobardi, sec. VIII-IX, ai piedi del monte Lineone (citato in un documento del 879) vivono comunit\u00e0 rurali con beni comuni o concilia, organizzate in aziende agricole o curtis, da cui toponimi Corte a Laghetto e i termini dialettali gud\u00e0z = padrino, scus\u00e0a = grembiule e gaggio = bosco di derivazione longobarda.<br \/>\nGrazie a donazioni e lasciti, si estendono le propriet\u00e0 di chiese e monasteri di Gravedona e di Como.<\/p>\n<p>Il nome Colego compare per la prima volta in un documento del 931, ma in numerosi atti notarili del tempo compaiono i toponimi Fameliarca, Curtis, Curte de Centoplagio (1204), Burgonuovo de Colgo, Rubianiga Olzasca, Fosato, Vilaricho (1154) e si parla di attivit\u00e0 agricole, estesi vigneti, di mulini in localit\u00e0 Vilaricho (1239).<br \/>\nNel 1200 \u00e8 documentata la formazione in Colico di un libero comune, retto da un\u2019assemblea di Estimati o proprietari terre, diviso in 4 squadre o frazioni (Colico piano, Curcio, Villatico, Laghetto; Olgiasca, comune autonomo, sar\u00e0 accorpato da Napoleone), e con estesi boschi e pascoli che erano beni della Comune cio\u00e8 della comunit\u00e0 Nel XIV secolo Colico diventa feudo dei Visconti, viene assegnato alla famiglia Sanseverino e poi ai Quadrio di Tirano, col titolo imperiale di Conti dal 1550.<br \/>\nIn quello stesso periodo un\u2019alluvione del torrente Inganna distrugge l\u2019insediamento originario di Colico piano, la roccaforte o castrum de Colego citato nei documenti, che viene trasferito in un\u2019altra insenatura del lago.<\/p>\n<p>Dal XII secolo, per le continue guerre fra Impero, Comuni e Papato, e in particolare fra Como e Milano che coinvolgono tutte le comunit\u00e0 lariane, nella zona alto lago vengono costruite una rete di torri di avvistamento e difesa con cinta muraria, per proteggere le popolazioni rurali dalle frequenti incursioni.<br \/>\nNe rimangono tracce nei toponimi Murata, Portone a Curcio, Torre a Laghetto, nelle case-torri ormai scomparse a Olgiasca, Corte e a Curcio, ma di cui possiamo vedere due esemplari sul Monteggiolo.<br \/>\nPossiamo ancora ammirare nella sua imponenza quella di Fontanedo, a guardia dell\u2019omonimo, antico, nucleo abitato.<\/p>\n<p>Fin dal Medioevo \u00e8 documentata una fitta rete di sentieri, ancora in gran parte percorribili, utilizzati per gli spostamenti locali, ma anche per mettere in comunicazione la zona rivierasca con la Valvarrone, la Valsassina, la Val Gerola, la Valtellina.<br \/>\nSentieri acciottolati, a mezza costa costituivano, fino a due secoli fa, l\u2019unica via lungo tutta la sponda orientale del lago, per viandanti e carri che volessero recarsi da Milano-Lecco nei paesi d\u2019Oltralpe, e viceversa.<br \/>\nSu questa direttrice fu edificata nel XIV secolo la chiesetta di San Rocco.<\/p>\n<p>L\u2019importanza strategica di Colico si accresce, suo malgrado, nel XVI secolo, quando l\u2019alto lago diventa uno dei campi di battaglia tra le superpotenze dell\u2019epoca, Francia e Spagna, per il predominio dell\u2019Europa: Colico viene invaso dapprima dai Grigioni, che devono poi arretrare fino a Piantedo, viene saccheggiato dai soldati francesi e infine occupato dagli Spagnoli, che mantengono il loro infelice dominio fino al 1714, quando subentrano gli Austriaci.<br \/>\n\u00c8 un periodo di decadenza economica e di sofferenze per la popolazione, dovute a cause naturali (i terreni della Piana di Colico e l\u2019intero Pian di Spagna si impaludano, e si diffonde la malaria) ma anche storiche e politiche.<\/p>\n<p>Colico diventa \u201cterra di confine\u201d fra due stati in guerra anche religiosa: il Milanesado spagnolo baluardo del cattolicesimo e i Grigioni che hanno aderito al Protestantesimo e controllano la Valtellina (dovranno abbandonarla in seguito alla rivolta del 1620 nota come Sacro Macello).<br \/>\nSul montecchio pi\u00f9 vicino al confine, il Governatore di Milano Don Pedro Enriquez de Acevedo, conte di Fuentes fa erigere in gran fretta nel 1603 una fortezza che tenga a bada i Grigioni e una torretta che controlli la via per la Valtellina.<\/p>\n<p>Durante la guerra dei 30 anni, che devasta l\u2019Europa, le truppe mercenarie dei Lanzichenecchi nel 1629 scendono dalla Germania dirette a Mantova in aiuto degli Spagnoli, fanno tappa a Colico, saccheggiano e diffondono la peste che spopola il paese.<br \/>\nSolo nel XVIII secolo, con il governo \u201cilluminato\u201d di Maria Teresa d\u2019Austria che impone tasse pi\u00f9 eque e favorisce gli investimenti in agricoltura, la comunit\u00e0 di Colico comincia a riprendersi e la sua popolazione aumenta anche per l\u2019immigrazione di braccianti e massari.<\/p>\n<p>Il Catasto teresiano del 1722 mostra estese propriet\u00e0 di enti ecclesiastici ma anche di nobili milanesi e industriali della seta che investono in redditizie aziende agricole nel territorio di Colico.<br \/>\nSi coltivano mais, cereali, castagni per il consumo familiare, numerose viti per pagare le tasse e i fitti, lino e canapa che insieme alla lana vengono filati e tessuti in casa dalle donne.<br \/>\nI contadini allevano anche mucche, pecore, capre, maiali per il consumo familiare, vivono in edifici rurali e praticano la transumanza stagionale sui monti e sugli alpeggi.<\/p>\n<p>Nel secolo successivo estendono le piantagioni di gelsi, per allevare i bachi da seta sempre pi\u00f9 richiesti dall\u2019industria serica in espansione.<br \/>\nNell\u2019alto lago, lungo i corsi d\u2019acqua, vengono impiantati setifici e filatoi; a Colico saranno attivi fino agli inizi del \u2018900 tre \u201cincannatoi\u201d per la seta, dove lavoreranno soprattutto donne e bambine.<\/p>\n<p>Le zone pianeggianti lungo il lago e l\u2019intero Pian di Spagna sono per\u00f2 paludosi e improduttivi, la malaria continua a mietere vittime e costringe gli abitanti di Colico a trasferirsi d\u2019estate in luoghi elevati e salubri, seguendo il bestiame sui monti e perfino in Valle Spluga, a Teggiate, Andossi luoghi d\u2019origine di molte famiglie.<br \/>\nVi crescono solo erbe palustri, car\u00e9ch, vi nidificano varie specie di uccelli che richiamano anche dal milanese compagnie di cacciatori in cerca di selvaggina.<br \/>\nLa frazione pi\u00f9 popolosa sede dell\u2019unica parrocchia, rimane Villatico, che gode di un ambiente pi\u00f9 salubre e ospita attivit\u00e0 produttive quali mulini, forni, torchi, segherie e a met\u00e0 \u2018800 la prima scuola.<\/p>\n<p>Solo agli inizi del XIX secolo, grazie all\u2019impegno dell\u2019ingegnere francese Giacomo Rousselin e del medico varesino Luigi Sacco ha inizio tra molte diffcolt\u00e0 la bonifica della Piana di Colico: si scavano canali, si aprono strade (per Piantedo), si estrae torba, si coltivano le terre prima acquitrinose.<\/p>\n<p>Gli Austriaci realizzano importanti opere pubbliche, incanalano in un alveo rettilineo il corso dell\u2019Adda nel 1858, potenziano la rete stradale per scopi militari, aprendo nel 1809 la Colico-Sondrio che poi proseguir\u00e0 fino a Bormio e allo Stelvio, nel 1822 la Colico-Chiavenna che continua fino a Coira attraverso lo Spluga.<br \/>\nQueste opere pubbliche richiamano ed impiegano mano d\u2019opera, Colico acquista una grande importanza nella rete viaria del tempo e si avvia ad uno sviluppo economico e sociale anche grazie alla costruzione del porto nel 1818.<\/p>\n<p>Da qui passano tutte le merci da e per i paesi d\u2019Oltralpe e, con l\u2019avvento dei battelli a vapore, esso diventa il punto d\u2019attracco pi\u00f9 importante dell\u2019alto lago.<\/p>\n<p>Aumenta la popolazione sia nelle frazioni, che si costituiscono in parrocchie autonome intorno alle nuove chiese:<br \/>\n\u2022 Parrocchia di San Nicola di Bari in Olgiasca, eretta presumibilmente nel 1252<br \/>\n\u2022 Parrocchia di San Bernardino in Villatico, eretta intorno al 1500<br \/>\n\u2022 Parrocchia di San Fedele in Laghetto, eretta nel 1857<br \/>\n\u2022 Parrocchia di San Giorgio in Colico Piano, eretta nel 1914<br \/>\n\u2022 Parrocchia dei Santi Angeli Custodi in Curcio, eretta nel 1934<\/p>\n<p>Ma si amplia soprattutto Colico Piano, che si avvia a diventare il centro del comune grazie alla sua posizione, ai servizi, al porto, alle strade che favoriscono la circolazione di merci, persone e idee.<\/p>\n<p>Le idee mazziniane animano l\u2019azione di Michele Ghisla e di altri patrioti che partecipano alle lotte risorgimentali per l\u2019indipendenza, combattono al seguito di Garibaldi, si organizzano per affermare il diritto al voto (circolo repubblicano, suffragio universale), all\u2019istruzione (pi\u00f9 scuole, corsi per adulti), all\u2019assistenza e alla pensione (Societ\u00e0 Operaia di Mutuo Soccorso, 1864). Il lago di Como diventa sempre pi\u00f9 meta di turisti: dai viaggiatori tedeschi del XVI secolo che ci hanno lasciato i loro appunti di viaggio, agli amanti del \u201cGran Tour\u201d affascinati dalle rovine del Forte, dall\u2019Orrido di Bellano, dalle ville.<\/p>\n<p>A fine secolo iniziano le escursioni alpinistiche sul Monte Legnone (2609 m) e a Colico sorgono, accanto ad attivit\u00e0 artigianali e a piccoli opifici (cartiera, incannatoi), numerosi alberghi.<br \/>\nColico vede confermato il suo ruolo strategico nella rete delle comunicazioni con la costruzione della linea ferroviaria per Sondrio 1885, Chiavenna 1886 e Lecco 1894, che verranno elettrificate nel 1902 e favoriranno lo sviluppo della sponda orientale del lago.<\/p>\n<p>La crisi dell\u2019agricoltura, che rimane la principale attivit\u00e0 lavorativa, costringe per\u00f2 molti colichesi ad emigrare, soprattutto negli Stati Uniti, nell\u2019America Latina, in Australia, spesso definitivamente.<br \/>\nNei primi decenni del XX secolo sono ancora molti i colichesi che migrano oltreoceano, ritornano dopo alcuni anni e con i piccoli capitali raggranellati possono acquistare appezzamenti di terra suffcienti per diventare da massari o fittavoli piccoli proprietari indipendenti.<br \/>\nLe rimesse degli emigranti rendono possibile una ridistribuzione della terra e una certa mobilit\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Le tensioni internazionali, i preparativi bellici che contrappongono la Triplice Alleanza, di cui l\u2019Italia fa parte fino al 1914, alla Triplice Intesa, con cui si schiera all\u2019entrata in guerra nel 1915, spingono lo Stato italiano a costruire un\u2019imponente linea difensiva per fermare un eventuale attacco dal fronte alpino: la Linea Cadorna.<\/p>\n<p>La partecipazione alla prima guerra mondiale manda al fronte i giovani, braccia maschili valide indispensabili per l\u2019agricoltura.<br \/>\nNumerosi sono i morti nelle trincee del fronte orientale, e pi\u00f9 ancora quelli che fanno ritorno invalidi e mutilati; alla crescita del paese, cos\u00ec compromessa, non contribuiscono certo la politica autarchica e militarista del ventennio fascista.<\/p>\n<p>La partecipazione alla seconda guerra mondiale, che ne costituisce il naturale epilogo e ne decreta la fine, vede morire sul fronte russo, africano e nei mari decine di giovani colichesi.<br \/>\nSoprattutto la ritirata di Russia apre gli occhi a molti giovani che, nonostante l\u2019indottrinamento di un ventennio, dopo l\u20198 settembre rifiutano di continuare a combattere a fianco dei nazisti e si rifugiano in montagna, dove organizzano la lotta partigiana.<\/p>\n<p>Colico, data la sua posizione strategica, \u00e8 presidiata da truppe della RSI e tedesche, la popolazione \u00e8 divisa.<br \/>\nLa Resistenza non si realizza solo con azioni militari: sono molti i civili e le donne che sostengono, aiutano, nascondono i partigiani e i fuggiaschi, e anche la repressione \u00e8 feroce (incendiate per rappresaglia case di Fumiarga, esecuzioni).<\/p>\n<p>A Colico trovano ospitalit\u00e0 molti \u201csfollati\u201d da Milano, sfuggiti ai bombardamenti, e si verificano episodi di solidariet\u00e0 e generosit\u00e0 che si contrappongono alla barbarie della guerra, ma anche qui le bombe lanciate sul nodo ferroviario provocano morti civili e distruzioni.<\/p>\n<p>La ricostruzione del dopoguerra vede una faticosa ma costante crescita del paese, che elegge come primo sindaco, dopo la Liberazione e il ritorno alla democrazia, lo storico professor Martino Fattarelli, a cui \u00e8 stata dedicata la nuova biblioteca.<\/p>\n<p>Negli anni \u201850 si assiste a un progressivo abbandono dell\u2019agricoltura, che sopravvive come lavoro integrativo accanto a quello in fabbrica.<br \/>\nUomini e donne trovano lavoro nelle industrie di Dervio (Redaelli), Bellano (cotonificio Cantoni), Mandello (Moto Guzzi), Abbadia (tubettificio), Lecco (Badoni), Talamona (Nuova Pignone) che raggiungono ogni giorno con i treni dei pendolari.<\/p>\n<p>Solo con la costruzione della nuova SS36, completata con l\u2019attraversamento di Colico, si mettono le basi per la creazione in paese di un\u2019area industriale, che in breve offre possibilit\u00e0 di lavoro non solo ai colichesi ma richiama anche lavoratori da fuori.<\/p>\n<p>Il resto \u00e8 presente &#8230; e futuro da costruire! Colico \u00e8 gemellata con la cittadina tedesca di Wolfegg.<\/p>\n<p><em>Testo a cura di Giovanna Zugnoni<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I primi insediamenti in et\u00e0 Neolitica hanno lasciato tracce sul Montecchio Nord, dove veniva estratto rame, dall\u2019et\u00e0 del bronzo ci sono pervenute incisioni su massi (coppelle) ancora da studiare, dalle popolazioni liguri e celtiche alcuni toponimi (Olgiasca, Montecchio) e forse il nome stesso di Colico (Co-l\u00e8k). 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