Dervio: Corenno Plinio
Inquadramento Storico

domenica, 1 Gennaio, 2012 @ 02:01 PM

Il periodo tra la fine  Duecento e il Trecento, è il più glorioso della storia di Corenno e di tutti i comuni della Riviera, e in genere di tutta la Lombardia e dell’Italia settentrionale. È il secolo di Dante, Petrarca, Boccaccio e Giotto. È infatti in questo periodo che giungono a maturazione  l’identità sociale, il senso di appartenenza collettivo, la memoria comunitaria, e, soprattutto la fiducia nelle istituzioni che caratterizzano questa parte d’Italia e che spiegano lo sviluppo e il progresso successivo fino ai nostri giorni. Allora non esisteva l’idea di nazione, che verrà imposta solo successivamente per interesse delle classi dirigenti. Esisteva la comunità locale autonoma con:

  • le istituzioni, (il Consiglio comunale), le leggi (gli Statuti), e l’amministrazione della giustizia che parte dall’obbligo per tutti gli abitanti di denuncia dei reati
  • le proprietà comunitarie: terreni, boschi, rive e lago
  • gli edifici comunitari: la casa della giustizia, la chiesa, i moli, le strade, le fontane, il lavatoio
  • il lavoro comunitario come la soccida, la vendemmia, il mantenimento del molo e delle strade, e probabilmente, la latteria comune nell’alpeggio
  • la difesa collettiva con il castello recinto e i portoni che chiudevano le vie d’accesso al borgo dal lago.
  • gli obblighi/impegni religiosi: il riposo festivo dal sabato sera, la partecipazione ai funerali e ai riti delle rogazioni, l’attività giornaliera scandita dal suono della campana e dal calendario strutturato sulle feste religiose.
  • I servizi pubblici appaltati come il trasporto sul lago, con tariffe stabilite dalla comunità. Qui è da notare un’attenzione sociale o welfare, in caso di funerali e matrimonio il servizio era gratuito.

I segni e i simboli del borgo medioevale sono oggi visibili nella chiesa e nella raffigurazione dei santi, cioè il collante simbolico religioso e nelle fortificazioni, il collante civile-simbolico della comunità.

La chiesa conserva l’affresco quale segno di identificazione legato al patrono, alla confraternita con il suo santo protettore, come i club sportivi di oggi. La gente si definisce come devota di san Rocco, di san Sebastiano o di sant’Apollonia. Il santo diventa l’occasione della festa e della celebrazione e un punto di riferimento nei momenti di crisi. Per questo si fanno i voti collettivi e le processioni comunitarie per impetrare, per esempio, l’acqua per le coltivazioni oppure l’allontanamento della peste.

Chiesa e fortificazioni fanno riferimento alle due anime che hanno costituito la storia del Medioevo locale. Esse diventano i simboli di questa rete di sostegno che garantisce la convivenza civile e disciplina i rapporti sociali definendo diritti e doveri dei cittadini e delle famiglie, prima ancora della loro incolumità fisica. Vita religiosa e vita civile si intrecciano: per motivi religiosi si facevano anche le guerre (basti pensare alla famosa Guerra decennale tra Milano e Como dal 1118 al 1127 che scoppia anche per dissensi religiosi), ma anche per motivi politici si erigono le chiese o si consacrano a un certo santo (la prova è la chiesa a S. Tommaso Becket dedicata proprio a lui perché si era opposto al re Enrico II, nemico del papa).

Sono in molti oggi a riconoscere che alla base del maggior sviluppo delle regioni del Centro Nord ci sia la maggior dotazione di risorse di capitale sociale che comincia a costituirsi in questi secoli. Per capitale sociale si intende la fiducia, le norme che regolano la convivenza, le reti di associazionismo che facilitano la cooperazione spontanea. Questo capitale sociale è una risorsa che innesca il processo di sviluppo economico di una comunità, che forte della sua identità, si apre allo scambio con le comunità vicine e lontane.

È interessante ripercorrere lo statuto del 300/400 per evidenziare questo aspetto, cioè la fiducia nelle persone e nelle istituzioni e la collaborazione tra tutti i cittadini come base della comunità.

Gli aspetti economici e culturali
Sfogliando lo Statuto del comune di Dervio e di Corenno del 1389 e gli atti notarili di questo periodo, ci si rende conto del discreto sviluppo economico e culturale di queste piccole comunità: non si trattava più un’economia di sussistenza, ma una moderna economia fondata sull’agricoltura, sull’allevamento, sullo sfruttamento del bosco, sulla pesca, sulla caccia e sull’artigianato e sul commercio.

Un aspetto importante della vita della comunità era l’appalto dei beni comunitari a beneficio del Comune: il lago per la pesca, il bosco per il legname, le tense per la caccia agli uccelli, il trasporto pubblico sul lago e alcune cariche e servizi pubblici. È sufficiente scorrere l’elenco delle merci che erano imbarcate nei cinque moli tra Dervio e Corenno per comprendere la solidità di questa economia. Si commerciavano bestie di ogni tipo (cavalli, mucche, volpi, pecore, pollame, sparvieri), cereali, (frumento, segale, miglio, panico), legumi, castagne, noci, nocciole, lino, canapa e lana. Per i metalli si parla di stagno, di ferro, di rame; di carbone ottenuto con la legna, di mattoni, legnami, piode.
Oltre a queste materie prime vi erano i manufatti dell’artigianato: stoffe di lino, di fustagno, di lana, vino, olio, miele, prodotti lattei e pelli.

Roberto Pozzi

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