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Dervio: Corenno Plinio
Il Castello

domenica, gennaio 1, 2012 @ 03:01 PM

Introduzione
Il castello di Corenno costituisce uno dei migliori esempi di fortificazione dello scacchiere lariano. Nonostante abbia subito vari assedi e assalti lungo i secoli, si caratterizza rispetto ad altri per il discreto grado di conservazione. Si tratta di un tipico castello-recinto a pianta irregolare, tendenzialmente quadrata, interamente costruito in pietra. Vi si accede dall’ingresso verso meridione protetto da una torre quadrata del tipo a vela. Presenta sul lato a monte un’altra torre quadrata più tozza con funzioni di avvistamento, di segnalazione di pericolo e di difesa.

Il castello-fortificazione di Corenno  è semplicemente una recinzione per l’estrema difesa della comunità e dei suoi beni più preziosi in caso di scorrerie, guerre e incursioni di popolazioni nemiche. In esso vi trovavano rifugio e protezione dai saccheggi la popolazione, il bestiame ed i generi di sopravvivenza della comunità. Il suo precedente storico è il castrum romano: cinta munita di torri dove si rifugia la popolazione civile in caso di attacco esterno. È spesso il risultato finale di due eventi edilizi non sempre contemporanei: la cortina muraria e le torri di avvistamento.

Il Castello di Corenno Plinio

Il Castello di Corenno Plinio

La posizione
La fortificazione di Corenno era considerata di grande importanza strategica per la difesa del milanese sia dal primo terziere della Valtellina sia della Val Chiavenna. Infatti, sulla strada che dal Trivio porta alla Valsassina non ci sono castelli medioevali di difesa se si eccettua le torri di avvistamento di Fontanedo a monte di Colico. Da Corenno partiva anche una strada che si inerpicava per salire a Vestreno, passando per il castello di Orezia.

Le mura
Castello di Corenno Plinio la torreL’area della fortificazione racchiusa nelle mura è modesta in quanto proporzionata al numero di abitanti del piccolo borgo. La muratura di recinzione, chiamata anche “cortina”, poggia in molte parti direttamente sulla roccia ed è coronata da merli a coda di rondine. Il fatto di avere i merli di tale fattura, non significa che Corenno fosse un comune ghibellino, i merli esistevano già prima della nascita delle irriducibili fazioni di parte. La muraglia presenta sottili e lunghe feritoie verticali per l’uso di balestre e  dalle sue sommità e dalle torri potevano essere lanciati ogni sorta di proiettili sugli assedianti.
Il sistema costruttivo è accurato e nel contempo robusto. Un dato è certo: l’edificio mostra differenti tecniche e materiali lapidei nelle tessiture murarie a testimonianza di un’evoluzione costruttiva nel corso del tempo. Interessanti le rare parti con pietre a spina di pesce, che si ritrovano simultaneamente nel muro esterno della sagrestia della chiesa prepositurale di Dervio (lato nord), nel Castelvedro sopra Dervio e in mura medioevali fra le case di Castello (D. Acerboni). Questa è una tecnica muraria capace di usare pietre anche piccole non lavorate sulle facce denominata opus gallicum. Nella fortificazione si è fatto anche largo uso del sistema costruttivo “opus quadratum”: blocchi di pietra squadrati a forma di parallelepipedi ed usati particolarmente per la formazione degli spigoli. Questo sistema si adattava perfettamente agli edifici di pianta geometricamente regolare e generava nel contempo una perfetta stabilità ed una emotività estetica data dall’armonia delle linee strutturali orizzontali e verticali. (cfr. approf. 1.)

Le due torri
Castello di Corenno - Torre SudVerso il Lario, a protezione dell’ingresso, svetta una torre a vela che si contrappone alla torre massiccia di pianta quadrata sita a monte. Questa possente torre quadrangolare che insiste su uno sperone roccioso non è immorsata al resto dell’edificio. Ciò denota palesemente che non è coeva delle mura. Alcuni studiosi come Luigi Mario Belloni[1] sostengono che sia anteriore alle attuali mura e che sia un avanzo della fortificazione del borgo di epoca comunale inglobata nella fortificazione signorile trecentesca. Fonda questa affermazione sul fatto che la sua altezza fu certamente ridotta quando le furono sovrapposte i merli e che la tipologia della muratura e le piccole finestre quadrate disassate, una per lato che vi si aprono a circa metà altezza, denotano chiaramente questa anteriorità. Anche altri studiosi[2] affermano che la torre sia anteriore all’attuale cortina muraria e la fanno risalire al secolo XI. La presenza di ampie aperture quadrangolari per postazioni di arcieri con arco e la mancanza di feritoie strette per le balestre potrebbe far propendere per una sua anteriorità rispetto alle attuali mura. Non mancano però altri studiosi che affermano che sia posteriore all’attuale cortina muraria. Per la sua ubicazione ha svolto la funzione di avvistamento e difesa dalle soldataglie provenienti da nord che attraverso la mulattiera che sale in Valvarrone passavano in Valsassina per scendere a Lecco e proseguire verso la pianura.

La torre a valle, pure merlata e tangente all’ingresso, è coeva alle mura di cinta perché presenta lo stesso sistema costruttivo ed è immorsata alla struttura laterale della muratura. La torre è stata costruita a difesa dagli attacchi provenienti dal lago, per l’avvistamento e la comunicazione su ampia zona lacustre, in modo particolare con la torre del castello-recinto di Rezzonico. L’entrata a cui si accede salendo una breve pendenza a gradini, è costituita da un gran portone ad arco tondo sormontato da uno stemma in marmo bianco dei conti Andreani.

Finalità della fortificazione
La fortificazione di Corenno era analoga a quella di Bellano andata distrutta e più volte citata nel poema anonimo sulla guerra decennale tra Milano e Como tra 1118-1127. Nello scacchiere orientale del Lario sorgevano similari difese a Lierna e a Mandello del Lario, mentre in quello occidentale a  Gravedona, Bellagio e  Menaggio. A Lierna il castello si ergeva sulla penisoletta chiamata ancor oggi “Castello”. Mandello invece possedeva una grossa torre a lago cinta da mura e fossato che ancora nel settecento era destinata alla sede della Pretura.

La scelta a Corenno di una fortificazione isolata a fianco dell’abitato invece di mura che circondano tutto il borgo si deve soprattutto a motivi economici e strategici. Infatti il perimetro del castello-recinto era molto inferiore a quello dell’abitato per cui richiedeva di minor tempo e materiali per edificarlo. Questo tipo di fortificazione consentiva il salvataggio delle persone e degli animali a discapito delle casupole e dei pochi beni abbandonati perché gli eserciti di passaggio depredavano i borghi e le coltivazioni, ma non avevano interesse ad uccidere gli abitanti. Spesso al saccheggio dell’abitato seguiva l’incendio: in questo caso, il fumo e le fiamme sarebbero rimaste lontano dal fortilizio. Le case del borgo, se vicine alle mura, sarebbero servite al nemico per assaltare il fortilizio o per difendersi. Il castello recinto era più facile da controllare a vista onde evitare tradimenti o penetrazioni occulte. Inoltre, sorgendo fuori dall’abitato, poteva svolgere la funzione di controllo delle vie di comunicazione e segnalare il pericolo incombente. In un certo senso il castello-recinto è una cassaforte d’emergenza per gli abitanti, il bestiame, le derrate alimentari  al servizio della comunità.

A completare la difesa del borgo dove ora corre la strada provinciale vi era un fossato con acqua come segnalano anche gli Statuti Medioevali del 1389. Questo vallo è stato riempito nel 1830 quando venne costruita dagli austriaci la strada militare dello Stelvio fino a Milano. Inoltre, ancora nel 1860, esistevano, all’angolo del palazzo degli Andreani, i cardini della porta che chiudeva il borgo e la mensola di sostegno dell’arco che la sovrasta

Anche le strette e ripide scalinate scavate direttamente nella roccia su cui è adagiato tutto il paese che scendono al lago, anticamente dette callogge, in caso di pericolo venivano chiuse da porte di cui rimangono tracce. A difesa di eventuali attacchi esistevano agli incroci delle vie alcune porte massicce da chiudere in caso di necessità. È ancora visibile qualche loro cardine

La datazione
La Zecchinelli fa risalire il manufatto al XIV secolo anche se si può ipotizzare che, almeno le mura, risalgano al secolo precedente in quanto dovevano giocoforza, esistere o in corso di costruzione quando il castello venne infeudato a Fossato Andreani nel 1271 dall’arcivescovo di Milano Ottone Visconti. Negli atti di un convegno sulle fortificazioni del lago di Como, tenutosi a Varenna nel maggio del 1970, anche Carlo Perogalli presenta la struttura di Corenno come “castello-recinto attribuibile al XIV secolo.

Roberto Pozzi

Approfondimenti
Il sistema costruttivo delle fortificazioni
Il termine “Castello”
Indagine Archelogica dell’Area

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[1]  L.M. Belloni, et alii, Castelli, basiliche e ville, pg.80, La Provincia s.p.a. editoriale, 1991
[2]
 Cfr. Dervio. Archeologia nel castello di Corenno di R. Caimi, S. Lincetto, M. Redaelli, in carta archeologica della provincia di Lecco, Aggiornamento 2009.

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