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Sulle Orme del Viandante 2013: i dettagli della manifestazione
Le Proloco della Sponda Orientale del Lago di Como,
con il patrocinio dell’ UNPLI Lombardia, la Regione Lombardia, la Provincia di Lecco, le Comunità Montane della Valsassina, Valvarrone Val’ d’Esino e Riviera, le Comunità Montane del Lario Orientale e della Valle San Martino, le Amministrazioni Comunali del Lario Orientale
sono liete di annunciare le date della manifestazione
“Sulle Orme del Viandante” – edizione 2013
che si svolgerà a partire dal mese di Settembre.
La manifestazione “Sulle orme del Viandante” è l’occasione ideale per chi ama camminare su un percorso ricco di spunti culturali e naturalistici.
Il Sentiero del Viandante si snoda per circa 40 Km: le origini risalgono probabilmente al XIV secolo, utilizzato nel ‘400 come alternativa durante le pestilenze e come alternativa al lago per il traffico commerciale, successivamente venne anche utilizzato dalle soldataglie che calavano a Lecco e nei dintorni.
Lungo l’itinerario sono numerose le chiesette dedicate soprattutto ai patroni del popolo, dei malati, dei mercanti e dei pellegrini, oltre a ospizi destinati a rifocillare i viandanti. Si incontrano inoltre pilastri votivi, oratori ed edicole. Altrettanto numerosi sono i suggestivi scorci panoramici.
Durante le passeggiate saranno visitati i monumenti e luoghi d’interesse posti lungo il percorso con spiegazioni fatte da esperte guide.
Scarica la Locandina della manifestazione
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Il fascino del Sentiero del Viandante
Il fascino del Sentiero del Viandante
di Roberto Pozzi
“Il sentiero del Viandante” si snoda lungo la sponda orientale del Lario: a volte risale nelle vallate, altre volte scende fino a lambire il lago, altre ancora si muove pianeggiante all’ombra dei boschi di castagni e penetra nei vecchi borghi montani.
Il percorso collega Lecco a Colico sui crinali prospicienti il lago per proseguire attraverso la Valtellina e le valli d’Oltralpe ed è lungo 40 km. con dislivelli tra 400 e 1000 metri; lo si può percorrere in quattro-cinque tappe, per un t,otale di 16 -17 ore.
Pur essendo stato riscoperto solo da alcuni decenni, affascina un numero sempre maggiore di escursionisti di tutte le età.
Da anni le Pro Loco del Lario orientale, nelle Domeniche di Settembre organizzano gite con supporto di guide e di punti di ristoro per percorrerlo interamente in cinque tappe: il numero dei partecipanti è stato sempre in crescita.
Colico: Commercianti per un giorno
La Pro Loco di Colico, organizza mercatino dell’usato di primavera; aperto al pubblico.
Tutte le info nella locandina allegata.

Colico Ieri e Oggi
I primi insediamenti in età Neolitica hanno lasciato tracce sul Montecchio Nord, dove veniva estratto rame, dall’età del bronzo ci sono pervenute incisioni su massi (coppelle) ancora da studiare, dalle popolazioni liguri e celtiche alcuni toponimi (Olgiasca, Montecchio) e forse il nome stesso di Colico (Co-lèk).
In epoca romana emerge l’importanza strategica del lago, che costituisce la più importante via di comunicazione tra la ricca e popolosa pianura padana con gli altrettanto importanti paesi d’oltralpe attraverso i valichi alpini di Maloja, Septimer, Spluga, Julier.
La zona è inglobata in epoca imperiale nel Municipium Novum Comum, dove ha sede la flotta imperiale, terza per importanza: il lago è navigabile fino a Samolaco, da dove si prosegue via terra verso i valichi alpini, sulla sponda occidentale viene aperta l’unica via percorribile con carri, la Via Regina.
I terreni agricoli sono suddivisi con la centuriazione da cui il toponimo Centoplagio che ricorre spesso nei documenti.
Con la diffusione del Cristianesimo, si diffonde anche il culto di San Fedele, soldato romano martire del IV secolo, che forse approdò a Laghetto per cercare scampo alle persecuzioni.
Colico fa parte della diocesi di Como e della pieve di Olonio, sede anche di un mercato di fama internazionale.
Nel 617 il vescovo scismatico Agrippino fa costruire a Piona l’oratorio di Santa Giustina, primo nucleo della futura chiesa di San Nicolò.
Durante la dominazione di Franchi e Longobardi, sec. VIII-IX, ai piedi del monte Lineone (citato in un documento del 879) vivono comunità rurali con beni comuni o concilia, organizzate in aziende agricole o curtis, da cui toponimi Corte a Laghetto e i termini dialettali gudàz = padrino, scusàa = grembiule e gaggio = bosco di derivazione longobarda.
Grazie a donazioni e lasciti, si estendono le proprietà di chiese e monasteri di Gravedona e di Como.
Il nome Colego compare per la prima volta in un documento del 931, ma in numerosi atti notarili del tempo compaiono i toponimi Fameliarca, Curtis, Curte de Centoplagio (1204), Burgonuovo de Colgo, Rubianiga Olzasca, Fosato, Vilaricho (1154) e si parla di attività agricole, estesi vigneti, di mulini in località Vilaricho (1239).
Nel 1200 è documentata la formazione in Colico di un libero comune, retto da un’assemblea di Estimati o proprietari terre, diviso in 4 squadre o frazioni (Colico piano, Curcio, Villatico, Laghetto; Olgiasca, comune autonomo, sarà accorpato da Napoleone), e con estesi boschi e pascoli che erano beni della Comune cioè della comunità Nel XIV secolo Colico diventa feudo dei Visconti, viene assegnato alla famiglia Sanseverino e poi ai Quadrio di Tirano, col titolo imperiale di Conti dal 1550.
In quello stesso periodo un’alluvione del torrente Inganna distrugge l’insediamento originario di Colico piano, la roccaforte o castrum de Colego citato nei documenti, che viene trasferito in un’altra insenatura del lago.
Dal XII secolo, per le continue guerre fra Impero, Comuni e Papato, e in particolare fra Como e Milano che coinvolgono tutte le comunità lariane, nella zona alto lago vengono costruite una rete di torri di avvistamento e difesa con cinta muraria, per proteggere le popolazioni rurali dalle frequenti incursioni.
Ne rimangono tracce nei toponimi Murata, Portone a Curcio, Torre a Laghetto, nelle case-torri ormai scomparse a Olgiasca, Corte e a Curcio, ma di cui possiamo vedere due esemplari sul Monteggiolo.
Possiamo ancora ammirare nella sua imponenza quella di Fontanedo, a guardia dell’omonimo, antico, nucleo abitato.
Fin dal Medioevo è documentata una fitta rete di sentieri, ancora in gran parte percorribili, utilizzati per gli spostamenti locali, ma anche per mettere in comunicazione la zona rivierasca con la Valvarrone, la Valsassina, la Val Gerola, la Valtellina.
Sentieri acciottolati, a mezza costa costituivano, fino a due secoli fa, l’unica via lungo tutta la sponda orientale del lago, per viandanti e carri che volessero recarsi da Milano-Lecco nei paesi d’Oltralpe, e viceversa.
Su questa direttrice fu edificata nel XIV secolo la chiesetta di San Rocco.
L’importanza strategica di Colico si accresce, suo malgrado, nel XVI secolo, quando l’alto lago diventa uno dei campi di battaglia tra le superpotenze dell’epoca, Francia e Spagna, per il predominio dell’Europa: Colico viene invaso dapprima dai Grigioni, che devono poi arretrare fino a Piantedo, viene saccheggiato dai soldati francesi e infine occupato dagli Spagnoli, che mantengono il loro infelice dominio fino al 1714, quando subentrano gli Austriaci.
È un periodo di decadenza economica e di sofferenze per la popolazione, dovute a cause naturali (i terreni della Piana di Colico e l’intero Pian di Spagna si impaludano, e si diffonde la malaria) ma anche storiche e politiche.
Colico diventa “terra di confine” fra due stati in guerra anche religiosa: il Milanesado spagnolo baluardo del cattolicesimo e i Grigioni che hanno aderito al Protestantesimo e controllano la Valtellina (dovranno abbandonarla in seguito alla rivolta del 1620 nota come Sacro Macello).
Sul montecchio più vicino al confine, il Governatore di Milano Don Pedro Enriquez de Acevedo, conte di Fuentes fa erigere in gran fretta nel 1603 una fortezza che tenga a bada i Grigioni e una torretta che controlli la via per la Valtellina.
Durante la guerra dei 30 anni, che devasta l’Europa, le truppe mercenarie dei Lanzichenecchi nel 1629 scendono dalla Germania dirette a Mantova in aiuto degli Spagnoli, fanno tappa a Colico, saccheggiano e diffondono la peste che spopola il paese.
Solo nel XVIII secolo, con il governo “illuminato” di Maria Teresa d’Austria che impone tasse più eque e favorisce gli investimenti in agricoltura, la comunità di Colico comincia a riprendersi e la sua popolazione aumenta anche per l’immigrazione di braccianti e massari.
Il Catasto teresiano del 1722 mostra estese proprietà di enti ecclesiastici ma anche di nobili milanesi e industriali della seta che investono in redditizie aziende agricole nel territorio di Colico.
Si coltivano mais, cereali, castagni per il consumo familiare, numerose viti per pagare le tasse e i fitti, lino e canapa che insieme alla lana vengono filati e tessuti in casa dalle donne.
I contadini allevano anche mucche, pecore, capre, maiali per il consumo familiare, vivono in edifici rurali e praticano la transumanza stagionale sui monti e sugli alpeggi.
Nel secolo successivo estendono le piantagioni di gelsi, per allevare i bachi da seta sempre più richiesti dall’industria serica in espansione.
Nell’alto lago, lungo i corsi d’acqua, vengono impiantati setifici e filatoi; a Colico saranno attivi fino agli inizi del ‘900 tre “incannatoi” per la seta, dove lavoreranno soprattutto donne e bambine.
Le zone pianeggianti lungo il lago e l’intero Pian di Spagna sono però paludosi e improduttivi, la malaria continua a mietere vittime e costringe gli abitanti di Colico a trasferirsi d’estate in luoghi elevati e salubri, seguendo il bestiame sui monti e perfino in Valle Spluga, a Teggiate, Andossi luoghi d’origine di molte famiglie.
Vi crescono solo erbe palustri, caréch, vi nidificano varie specie di uccelli che richiamano anche dal milanese compagnie di cacciatori in cerca di selvaggina.
La frazione più popolosa sede dell’unica parrocchia, rimane Villatico, che gode di un ambiente più salubre e ospita attività produttive quali mulini, forni, torchi, segherie e a metà ‘800 la prima scuola.
Solo agli inizi del XIX secolo, grazie all’impegno dell’ingegnere francese Giacomo Rousselin e del medico varesino Luigi Sacco ha inizio tra molte diffcoltà la bonifica della Piana di Colico: si scavano canali, si aprono strade (per Piantedo), si estrae torba, si coltivano le terre prima acquitrinose.
Gli Austriaci realizzano importanti opere pubbliche, incanalano in un alveo rettilineo il corso dell’Adda nel 1858, potenziano la rete stradale per scopi militari, aprendo nel 1809 la Colico-Sondrio che poi proseguirà fino a Bormio e allo Stelvio, nel 1822 la Colico-Chiavenna che continua fino a Coira attraverso lo Spluga.
Queste opere pubbliche richiamano ed impiegano mano d’opera, Colico acquista una grande importanza nella rete viaria del tempo e si avvia ad uno sviluppo economico e sociale anche grazie alla costruzione del porto nel 1818.
Da qui passano tutte le merci da e per i paesi d’Oltralpe e, con l’avvento dei battelli a vapore, esso diventa il punto d’attracco più importante dell’alto lago.
Aumenta la popolazione sia nelle frazioni, che si costituiscono in parrocchie autonome intorno alle nuove chiese:
• Parrocchia di San Nicola di Bari in Olgiasca, eretta presumibilmente nel 1252
• Parrocchia di San Bernardino in Villatico, eretta intorno al 1500
• Parrocchia di San Fedele in Laghetto, eretta nel 1857
• Parrocchia di San Giorgio in Colico Piano, eretta nel 1914
• Parrocchia dei Santi Angeli Custodi in Curcio, eretta nel 1934
Ma si amplia soprattutto Colico Piano, che si avvia a diventare il centro del comune grazie alla sua posizione, ai servizi, al porto, alle strade che favoriscono la circolazione di merci, persone e idee.
Le idee mazziniane animano l’azione di Michele Ghisla e di altri patrioti che partecipano alle lotte risorgimentali per l’indipendenza, combattono al seguito di Garibaldi, si organizzano per affermare il diritto al voto (circolo repubblicano, suffragio universale), all’istruzione (più scuole, corsi per adulti), all’assistenza e alla pensione (Società Operaia di Mutuo Soccorso, 1864). Il lago di Como diventa sempre più meta di turisti: dai viaggiatori tedeschi del XVI secolo che ci hanno lasciato i loro appunti di viaggio, agli amanti del “Gran Tour” affascinati dalle rovine del Forte, dall’Orrido di Bellano, dalle ville.
A fine secolo iniziano le escursioni alpinistiche sul Monte Legnone (2609 m) e a Colico sorgono, accanto ad attività artigianali e a piccoli opifici (cartiera, incannatoi), numerosi alberghi.
Colico vede confermato il suo ruolo strategico nella rete delle comunicazioni con la costruzione della linea ferroviaria per Sondrio 1885, Chiavenna 1886 e Lecco 1894, che verranno elettrificate nel 1902 e favoriranno lo sviluppo della sponda orientale del lago.
La crisi dell’agricoltura, che rimane la principale attività lavorativa, costringe però molti colichesi ad emigrare, soprattutto negli Stati Uniti, nell’America Latina, in Australia, spesso definitivamente.
Nei primi decenni del XX secolo sono ancora molti i colichesi che migrano oltreoceano, ritornano dopo alcuni anni e con i piccoli capitali raggranellati possono acquistare appezzamenti di terra suffcienti per diventare da massari o fittavoli piccoli proprietari indipendenti.
Le rimesse degli emigranti rendono possibile una ridistribuzione della terra e una certa mobilità sociale.
Le tensioni internazionali, i preparativi bellici che contrappongono la Triplice Alleanza, di cui l’Italia fa parte fino al 1914, alla Triplice Intesa, con cui si schiera all’entrata in guerra nel 1915, spingono lo Stato italiano a costruire un’imponente linea difensiva per fermare un eventuale attacco dal fronte alpino: la Linea Cadorna.
La partecipazione alla prima guerra mondiale manda al fronte i giovani, braccia maschili valide indispensabili per l’agricoltura.
Numerosi sono i morti nelle trincee del fronte orientale, e più ancora quelli che fanno ritorno invalidi e mutilati; alla crescita del paese, così compromessa, non contribuiscono certo la politica autarchica e militarista del ventennio fascista.
La partecipazione alla seconda guerra mondiale, che ne costituisce il naturale epilogo e ne decreta la fine, vede morire sul fronte russo, africano e nei mari decine di giovani colichesi.
Soprattutto la ritirata di Russia apre gli occhi a molti giovani che, nonostante l’indottrinamento di un ventennio, dopo l’8 settembre rifiutano di continuare a combattere a fianco dei nazisti e si rifugiano in montagna, dove organizzano la lotta partigiana.
Colico, data la sua posizione strategica, è presidiata da truppe della RSI e tedesche, la popolazione è divisa.
La Resistenza non si realizza solo con azioni militari: sono molti i civili e le donne che sostengono, aiutano, nascondono i partigiani e i fuggiaschi, e anche la repressione è feroce (incendiate per rappresaglia case di Fumiarga, esecuzioni).
A Colico trovano ospitalità molti “sfollati” da Milano, sfuggiti ai bombardamenti, e si verificano episodi di solidarietà e generosità che si contrappongono alla barbarie della guerra, ma anche qui le bombe lanciate sul nodo ferroviario provocano morti civili e distruzioni.
La ricostruzione del dopoguerra vede una faticosa ma costante crescita del paese, che elegge come primo sindaco, dopo la Liberazione e il ritorno alla democrazia, lo storico professor Martino Fattarelli, a cui è stata dedicata la nuova biblioteca.
Negli anni ‘50 si assiste a un progressivo abbandono dell’agricoltura, che sopravvive come lavoro integrativo accanto a quello in fabbrica.
Uomini e donne trovano lavoro nelle industrie di Dervio (Redaelli), Bellano (cotonificio Cantoni), Mandello (Moto Guzzi), Abbadia (tubettificio), Lecco (Badoni), Talamona (Nuova Pignone) che raggiungono ogni giorno con i treni dei pendolari.
Solo con la costruzione della nuova SS36, completata con l’attraversamento di Colico, si mettono le basi per la creazione in paese di un’area industriale, che in breve offre possibilità di lavoro non solo ai colichesi ma richiama anche lavoratori da fuori.
Il resto è presente … e futuro da costruire! Colico è gemellata con la cittadina tedesca di Wolfegg.
Testo a cura di Giovanna Zugnoni
Colico: UFFICIO TURISTICO COMUNE DI COLICO
L’Ufficio Turistico del Comune di Colico si trova a pochi passi dall’imbarcadero nella splendida Piazza Lago, adiacente ad un grande confortevole parcheggio con oltre 200 posti auto. Il Servizio di Informazione ed Accoglienza Turistica, gestito dalla PRO LOCO COLICO sotto la Direzione della Signora CRISTINA PEDRAZZOLI (Resp. Ufficio Turistico e Pubblicità) svolge funzioni di accoglienza e informazione su ogni aspetto che possa agevolare ed orientare soprattutto il turista nella sua vacanza, nonché facilitarlo nella sua permanenza nel territorio.
Fornisce informazioni su risorse locali ambientali, paesaggistiche e storiche,itinerari turistici, luoghi di culto, musei, mostre, pinacoteche ed eventi; strutture alberghiere ed extralberghiere (servizi offerti, prezzi e disponibilità di alloggio nei giorni di massima presenza turistica in alta stagione), nonché stabilimenti balneari e locali di ristorazione; eventi nel territorio; strutture ricreative e del tempo libero; mezzi di trasporto pubblici e privati; emergenze e notizie utili.
Distribuisce materiale informativo quale piantine del luogo, guide con notizie di carattere storico, artistico e culturale, itinerari tematici, ecc.. Raccoglie e inoltra segnalazioni di disservizi e reclami, suggerimenti e proposte dei turisti e degli operatori locali per migliorare il servizio turistico e la qualità dell’ospitalità.
UFFICIO TURISTICO
Responsabile: Cristina Pedrazzoli
Via Pontile 7 – 23823 Colico
www.turismocolico.it – turismocolico@libero.it
Orari dal 28 Marzo al 15 Settembre *
Dal lunedi al sabato:
mattino 9.30/ 12.30 – pomeriggio 16.00/ 19.00
Domenica: 10.30/ 13.00
* La chiusura dell’ufficio turistico potrebbe essere posticipata alla fine di settembre per il protrarsi della stagione estiva.
UFFICIO TURISTICO COMUNE DI COLICO
Colico: Comunicazione Pro Loco Colico
PER UNA SFIDA A “DAMA VIVENTE”TRA I COMUNI DEL LAGO ORIENTALE:
-COLICO;
-ABBADIA LARIANA;
-MANDELLO DEL LARIO;
-LIERNA;
-VARENNA;
-BELLANO;
-DERVIO.
CERCHIAMO I GIOCATORI PIU’ FORTI PER RAPPRESENTARE COLICO.
FORZA CHI E’ IL GIOCATORE PIU’ FORTE A DAMA DI COLICO?FATECI SAPERE!!!!!
Mandello: Alla ricerca di tracce medioevali nel borgo antico

Piantina Centro Storico di Mandello
Già dai tempi preromani e romani il nostro territorio è stato sicuramente abitato; sono stati infatti trovati nel sottosuolo (soprattutto nel sito sulla destra della foce del Meria dove oggi sorge il Vellutificio Redaelli) resti di tombe preistoriche e gallo-romane risalenti al periodo dell’impero romano; di tali oggetti archeologici (coppe in terracotta, monete, ecc.), portati alla luce da F. Keller fra it 1840 e it 1845, non esiste però piu traccia nel nostro territorio: pare siano stati donati al Museo Nazionale di Zurigo.
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La Pro Loco di Abbadia Lariana, con l’autorizzazione del parroco di Abbadia Lariana, è lieta di pubblicare la versione elettronica dell’opera “TRA LAGO E MONTAGNA – La comunità di Abbadia nell’età moderna”, una ricerca storica del nostro territorio edita nel 1995 a cura della parrocchia.
Alcuni degli argomenti trattati:
– La formazione storica del territorio
– Le risorse agricole: ina realtà precaria
– Il paesaggio sociale
– Istituzioni pubbliche e societa’
– Il complesso conventuale
– L’antica e la nuova chchiesa parrocchiale
Si ringrazia Don Vittorio che ha reso possibile la pubblicazione online dell’opera.
“IL SENTIERO DEL VIANDANTE”
di Giovanna Virgilio – Capitolo 4
Le proloco della Sponda Orientale del Lago di Como sono liete di pubblicare l’approfondimento all’ultimo capitolo del libro “Il Sentiero del Viandante” di Giovanna Virgilio, corredato da una bellissima documentazione fotografica di Giuseppe Giudici: una preziosa testimonianza sull’antica via che collegava Lecco con Colico e che ora è utilizzata a scopo turistico
Capitolo IV – Luoghi della cultura: Musei e collezioni
L’ultimo capitolo è formato da schede relative ai musei situati tra Abbadia Lariana e Colico regolarmente aperti al pubblico. Gran parte di essi ha aderito al Sistema Museale della Provincia di Lecco istituito il 31 marzo 2008
(http://www.provincia.lecco.it/cultura-biblioteche/sistema-museale).
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Civico Museo Setificio Monti Via Nazionale, 93 Abbadia Lariana www.museoabbadia.it |
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Museo della Moto Guzzi Via Parodi, 57 Mandello del Lario www.motoguzzi.it |
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Museo delle Grigne Piazza Pietro Pensa, 4 Esino Lario www.museodellegrigne.it www.ecomuseodellegrigne.it www.amicimuseodellegrigne.it |
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Casa Museo Villa Monastero Via Polvani, 4 Varenna www.villamonastero.eu |
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Museo Ornitologico e di Scienze Naturali Luigi Scanagatta Via IV Novembre, 7 Varenna www.museovarenna.191.it |
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Museo del latte e della storia della Muggiasca Via Parrocchiale, 1 Vendrogno www.muu-vendrogno.it |
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Museo della Cultura Contadina Via Campione, 21 Colico www.museocolico.altervista.org |
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Forte di Montecchio Via alle Torri Colico www.fortemontecchionord.it www.museoguerrabianca.it |
Giovanna Virgilio
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Sulle Orme del Viandante 2012
Resoconto della quarta tappa
Bellano – Dervio – Dorio
Le Proloco di Bellano e Dervio,
Comunicano che la manifestazione, causa incerte previsioni atmosferiche, ha registrato circa 50 presenze:
I commenti positivi dei partecipanti sono stati unanimi e si è stati orgogliosi di poter fare vedere i numerosi monumenti che sul percorso sono normalmente chiusi.
Nonostante che le previsioni metereologiche non fossero favorevoli, la tappa si è svolta regolarmente ed i partecipanti hanno concluso il percorso senza essere funestati dalla pioggia (solo in alcuni punti sono cadute alcune gocce d’acqua).
Si è partiti dalla stazione di Bellanno e si sono visitate la chiesa dei S.S. Nazaro e Celso e la chiesa di S. Marta; si è quindi saliti al Santuario della Madonna delle Lacrime dove il parroco ha raccontato il miracolo della lacrimazione del medaglione in gesso.
Si è proseguito il cammino passando per i territori delle frazioni di Costa, Oro, Pendaglio e Ronchi, fino a raggiungere l’abitato di Dervio in cui si è visitata la Chiesa di S. Quirico e Giuditta.
Presso l’Oratorio, la Proloco di Dervio ha offerto uno spuntino a base di polenta taragna e l’azienda Ciresa ha offerto gustosi assaggi dei suoi prodotti caseari. Tra tutti i partecipanti, sono stati sorteggiati alcuni fortunati vincitori che hanno vinto una borsa a tracolla offerta da Rusconi Viaggi.
Nel primo pomeriggio si è ripartiti alla volta del Castello di Dervi; si è quindi proseguito fino a Dorio, dove si sono visitati la chiesa e l’antico borgo.
Un gruppo di volontari è stato portato a visitare le fortificazioni della Linea Cadorna, ubicate sopra Corenno; purtroppo, dato lo scarso tempo a disposizione, stato possibile visitare solo le postazioni più a bassa quota.
La camminata si è conclusa alla stazione di Dorio dove si è preso il treno per tornare a Bellano.
Si ringraziano le Amministrazioni Comunali e tutte le associazioni che hanno fornito la loro preziosa collaborazione alla buona riuscita della tappa.
Di seguito, alcuni momenti della manifestazione:















