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Abbadia Lariana – Strutture Ricettive Lago

martedì, Novembre 1, 2011 @ 04:11 PM
aggiunto da Abbadia

Di seguito sono le diverse atrezzature disponibili sulla riva del lago:

Ristoranti e Pizzerie:



Attico Lariano
Via Nazionale 141
Fax.  0341.731889
Matteo 334.8681750
Carmelo 328.3239950
http://atticolariano.wordpress.com/
info@atticolariano.it
Ristorante da Piero
piazza Stazione
tel. 0341 731542
chiuso il lunedì e il martedì


Pizza Pace
consegna a domicilio
Via Nazionale, 101
tel. 0341 1847005
cell. 338 3019351
orari: 11.00-14.30/17.30-23.00
Pizzeria Ristorante La Smorfia
Via Centrale, 2
tel. 0341 700793
chiuso il martedì


Bar



Bar Garden
via Nazionale, 142/a
tel. 0341 701397
chiuso il lunedì
Bar Gelateria-Pasticceria Galdin
via Nazionale, 99
tel. 0341 731357
chiuso il lunedì


Bar Pausa Caffè
via Nazionale, 110
tel. 0341 730490
chiuso la domenica

Alberghi e Campeggi



Camping spiaggia
via al Campeggio, 5
tel. 0341 731621
fax 0341 1880114
aperto da aprile a settembre
www.campingspiaggia.com
info@campingspiaggia.com
Park Hotel
via Nazionale 144
tel. 0341 703193
fax 0341 703194
www.parkhotelabbadia.com
mb.vice@libero.it


 Bed&Breakfast



B&B BIOHAUS
via della Corona 22
Tel. 0341 700873
cell. 347 0750005
Fax. 0341 700873
mamazza@libero.it
B&B Cambiodaria
Via dei Mulini, 22
Tel. 0341701043
cell. 331 7839054
www.cambiodaria.it
info@cambiodaria.it


B&B Contrada Lunga
Via alla Chiesetta, 10
Cell. +39.335.6443223
www.contradalunga.it
info@contradalunga.it
B&B Il Portone
Vicolo del Portone, 8 – Loc. Crebbio
Tel.  0341 702118
cell.  328 7699175
zahn.s@alice.it


B&B Le Colombine
via per Linzanico 13
Tel.  0341 700816
cell.  333 9071899
www.beblecolombine.it/
info@beblecolombine.it



L’Oratorio di Santa Caterina a Giussana

martedì, Novembre 1, 2011 @ 01:11 PM
aggiunto da admin

L’Oratorio di S.ta Caterina d’Alessandria a Giussana è ricordato solo da una cappellina votiva in mosaico (eseguito nel 1962 sopra un precedente affresco) sulla facciata di una casa privata, dove la santa è rappresentata con la ruota del martirio che le fu inflitto.
La chiesetta sorgeva fra le mura di questa abitazione e benché si parli anche di un convento con monache o frati, non se ne trova traccia nelle relazioni vescovili successive al 1593.
Alcuni decine di anni fa, durante i lavori di rifacimento dell’edificio, vennero alla luce le arcate del portone frontale della chiesa e una grossa chiave che poteva essere quella della chiesetta.
Negli anni Sessanta, quando venne demolita una vicina cascina, per far posto alla nuova piazza di Giussana, nell’intercapedine fra due antichi muri affiorarono alcuni affreschi raffiguranti  degli angeli, che però vennero immediatamente ricoperti dalle macerie.
Forse si trattava di uno stabile indipendente dalla chiesetta o di un insediamento religioso preesistente, infatti  la frazione era già abitata nel XV secolo.
E’ certo che il tempietto di S.ta Caterina già esisteva nel 1593 ed era stato fatto costruire dalla famiglia Georgi Bertola di Mandello, che provvedeva alla sua manutenzione e mantenimento detenendone il giuspatronato. A quel tempo non aveva né campanile né campane e, benché possedesse un adeguato altare, era privo dei paramenti per la celebrazione della messa, che venivano portati quando necessario.
Quando la famiglia si estinse l’edificio venne venduto e trasformato in abitazione, in epoca comunque successiva al 1785.

Nella prima metà del Seicento l’Oratorio era mantenuto da Francesco Georgi e fratelli che avevano fatto eseguire un’immagine a olio di S.ta Caterina da apporre sopra l’altare.
Un’unica finestrella dava luce all’interno e un vaso lapideo, sorretto da un pilastro in pietra, conteneva l’acqua benedetta.

Nel Settecento la chiesetta era toccata dalla processione delle Rogazioni. All’interno era semplicemente imbiancata, pavimentata in cemento e viziata da umidità.
Gli unici ornamenti dell’altare erano una croce e due candelabri lignei. Sopra era appesa una tela dipinta a colori con una cornice in legno elegantemente elaborata, rappresentante S.ta Caterina vergine e martire, con il corpo decollato sollevato in aria dagli angeli.
Vi era un’unica campana, eretta sul tetto, con corda pendente all’interno e finalmente erano presenti tutte le suppellettili per la celebrazione della messa.

Dopo il 1785 la chiesetta viene completamente ignorata dai religiosi, anche se alcune testimonianze orali parlano di  funzioni che ancora vi si svolgevano sporadicamente nella prima metà dell’Ottocento.

Oratorio di S. Bernardo a Villa

martedì, Novembre 1, 2011 @ 12:11 PM
aggiunto da admin

La chiesetta di S. Bernardo, come altre in Lierna, era un edificio religioso di antica origine, nel tardo Cinquecento molto deteriorato o abbandonato, di cui si riprese la riedificazione in pieno clima di Controriforma, per ravvivare il sentimento religioso e il culto.
La sua ricostruzione, lunga e tormentata, durò circa duecento anni, con continue interruzioni.
Nel 1667 il vescovo Torriani annota che la costruzione era stata iniziata da molto tempo e che ogni prima domenica del mese ci si recava in processione con la Confraternita del Rosario.
Lodovico Venini, Nicola e Paolo Balbiani avevano già donato nel Seicento 35 scudi e 100 lire per la sua realizzazione, ma ancora nel 1712 l’Oratorio era incompleto, nonostante fosse méta regolare della processione del Rosario per commemorare la Vergine e il santo titolare.
Nel 1768 una processione vi si recava il giorno di S. Bernardo, nonostante l’edificio non fosse ancora terminato.
La costruzione definitiva vide la luce solo nel 1830 grazie alle donazioni dei terrieri di Villa e a due nuovi lasciti di Pietro e Gerolamo Cattaneo, che prevedevano la celebrazione di un certo numero di messe annue, compresa una cantata nel giorno di S. Bernardo

L’Oratorio, rinchiuso tra le case della vecchia Villa, è di struttura molto lineare, senza sacrestia, ed è guarnito all’esterno soltanto da un portale in granito su cui sono scolpite le lettere G C, probabili iniziali del benefattore Gerolamo Cattaneo.
L’altare in marmo nero di Varenna, in ricordo di uno dei primi donatori seicenteschi, reca incisa sul bordo una scritta che recita:

“ COSTRUITO COL LEGATO VENINI AMMINISTRATO PINI-1835”

La pala d’altare è costituita da un grande quadro a olio raffigurante S. Bernardo di Chiaravalle, firmato “ONORATO ANDINA 1835”
Di questo pittore e affrescatore non ancora ben studiato, nato ad Argegno nel 1803 e defunto nel 1867, si sa che fu attivo nel Comasco a metà dell’Ottocento. Nel 1857 aveva affrescato il battistero nella  Basilica del SS. Crocifisso in Como. Altre sue opere si trovano nel battistero di S. Fedele a Como e nelle chiese parrocchiali intelvesi di Casasco, Pellio Superiore e Castiglione d’Intelvi.

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martedì, Novembre 1, 2011 @ 11:11 AM
aggiunto da Dervio

descrizione

Villatico: Chiesa di San Rocco –
Il Martirio di San Sebastiano

venerdì, Settembre 30, 2011 @ 03:09 PM
aggiunto da admin

Chiesa di San Rocco a Villatico: martirio San SebastianoAll’interno della chiesa di San Rocco  è conservato uno splendido affresco risalente al secolo XVI che rappresenta,  su una superficie di cm. 250 per cm 500, la scena del martirio di san Sebastiano colpito dagli arcieri dell’imperatore Diocleziano assiso su un trono davanti ad un vasto panorama di paesaggio lacustre e montano.

Il santo si erge al centro della scena, nudo con il suo corpo atletico di soldato coperto dal solo perizoma. È legato con le braccia alzate alla colonna. Questa posizione gli consente di guardare negli occhi l’imperatore che lo ha condannato e assiste sorridente al supplizio e allo stesso tempo essere ammirato dai devoti. Nelle braccia e sul fianco destro sono già ben conficcate cinque frecce. Sopra di lui lo assistono due angeli rivestiti da morbide tuniche rigonfie con un lungo cartiglio. Alle spalle si apre un vasto paesaggio coronato da colli con castelli. Sembra che il frescante si sia voluto ispirare al paesaggio che si ammira da Posallo osservando l’immissione del Perlino nel laghetto di Piona.

A destra del santo ci sono due arcieri: uno seduto su un cippo sta inserendo la freccia nella balestra mentre l’altro in piedi con il cappello frigio sta scoccando la freccia da un arco. Ai loro piedi giace una faretra colma di frecce.
Alla sinistra del santo altri due arcieri, uno che sta caricando la balestra e l’altro, con uno svolazzante mantello, a distanza molto ravvicinata sta prendendo la mira per scagliare la freccia proprio diretta al cuore del martire.

Ai margini, quasi incollato alla cornice di destra di chi guarda, assiste al supplizio l’imperatore Diocleziano: indossa un ampio mantello e porta un berretto frigio o forse  simile al berretto dei dogi veneziani dell’epoca.

L’ambiente è signorile, come corrisponde ad una corte in presenza dell’imperatore, il quale regge una canna di comando, che può essere uno scettro. Diocleziano è accompagnato da un capo militare che impugna una spada e che indossa un turbante orientale e una corazza; accanto, un consigliere avvolto in un mantello che tiene in mano con una pergamena arrotondata, probabilmente l’atto di condanna del martire che aveva trasgredito gli ordini dell’imperatore. Ai piedi del sovrano un simpatico cagnolino rivolge il muso allo spettatore.

Sulle cornici laterali adornate con motivi floreali tipici del Cinquecento, si possono ammirare i ritratti a mezzo busto della famiglia dei donatori dell’affresco: a destra di chi guarda in alto il marito e sotto la moglie, mentre a sinistra sono ritratti i due figli.

Non possono sfuggire all’attento osservatore i graffiti sulla cornice rossa inferiore. Uno di essi porta un’invocazione al santo: “Sancte Sebastiane liberanos a morbo et peste”. È una toccante testimonianza di un devoto anonimo del Cinquecento o del Seicento che si rivolge con fede la santo, prima che venisse sostituito da san Rocco nella sua funzione protettiva. Un altro graffito presenta una serie di cifre nove e un altro ancora riporta la firma di un “de Puteo” (Pozzi) cognome diffuso a Gravedona.

Roberto Pozzi

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Villatico: Chiesa di San Rocco – L’ultima Cena

venerdì, Settembre 30, 2011 @ 03:09 PM
aggiunto da admin

Chiesa di San Rocco a Villatico - L'ultima CenaNella chiesa di San Rocco di Villatico, vicino all’altare si trova un affresco di cm 250 per cm 600 raffigurante l’Ultima Cena, risalente al secolo XVI e rinvenuto nel corso di una campagna di restauro svoltasi negli ultimi anni.

La scena è dominata dalla figura centrale di Gesù che con una mano porge il boccone intinto nella salsa di erbe amare a Giuda e con l’altra accarezza amorevolmente sulla schiena Giovanni, il discepolo prediletto, accovacciato sul suo petto. L’autore vuole fermare l’immagine nel momento i cui Gesù ha appena annunciato che uno dei presenti lo avrebbe tradito e subito dopo indica a Giovanni chi sarà l’autore del tradimento con il gesto amichevole di offrire un boccone.

Gli altri commensali pur rimanendo sgomenti continuano la cena: chi mesce il vino nel bicchiere, chi stacca un pezzo di carne dalla portata centrale con un coltello, chi lo porta alla bocca e chi sta per sorseggiare un calice di vino. È strano che Giuda unico seduto quasi di fronte a Gesù si sia inginocchiato ed abbia in testa l’aureola di santo. A meno l’autore abbia voluto interpretare alla lettera il vangelo che sottolinea che Satana entrò nel suo corpo subito dopo aver assaggiato il pezzo di pane offerto da Gesù e non prima. Pietro che aveva chiesto a Giovanni di farsi dire il nome del traditore da Gesù si trova alla destra e tiene qualcosa in mano, forse un coltello o un pezzo di carne.

La tavola è riccamente imbandita e decorata. In primo piano appare l’abbacchio servito in salse in una originale marmitta e accompagnato da erbe amare secondo il rito ebraico voluto dal Levitico. È in questa pentola che Gesù ha intinto il boccone che sta offrendo a Giuda che si è alzato dalla sua sedia e si è inginocchiato. Vi è anche un piatto di portata con nientemeno che un maialino lattonzolo. È certamente un elemento antistorico perché gli ebrei non mangiavano il maiale, ma gli abitanti di questo territorio e i devoti della Valvarrone che celebravano san Rocco sicuramente mangiavano maialino allo spiedo, o almeno costine e luganech. Oltre alle pagnotte, che sembrano più polentine (perché il pane da noi si mangiava poco) non mancano i bicchieri di vino rosso (pochi e piccoli, in verità) e perfino frutta di stagione, le ciliegie che crescevano sulle pendici del Legnone e del Legnoncino.

È possibile confrontare questa Cena, con quella coeva molto più famosa del celebre Leonardo. Entrambe vogliono rappresentare lo stesso momento drammatico di stupore e di sgomento degli apostoli: Nella cena di Leonardo tutti hanno smesso di mangiare e parlano divisi in gruppi di tre, mentre il nostro autore dà maggior vivacità alla scena mostrando i commensali stupiti con il gesto della mano alzata ma, allo stesso tempo ancora intenti a mangiare o a bere.

Sul bordo della tovaglia erano scritti i nome degli apostoli: ora si può leggere con chiarezza quello di Matteo e le iniziali di Tommaso. Di fronte al capotavola di destra di chi guarda appare una figura femminile inginocchiata, probabilmente colei che ha finanziato l’affresco.
Da notare che siamo nel Cinquecento e il convivio è improntato a una dimensione fortemente collettiva, in tal senso bisognerà interpretare la pratica di utilizzare assieme le medesime posate (il coltello) le medesime coppe per bere e i medesimi taglieri su cui sono disposti le carni. La forchetta verrà introdotta sulle tavole italiane solo verso la seconda metà del sec. XVI. Di difficile interpretazione quei cinque oggetti posti a regolare distanza al centro tavola: saranno saliere, portauova o porta lumi?

Roberto Pozzi

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Villatico: Chiesa di San Rocco –
Gli affreschi dell’Abside

venerdì, Settembre 30, 2011 @ 03:09 PM
aggiunto da admin

Chiesa di San Rocco in Villatico: particolare dell'absideNella Chiesa di San Rocco presso Villatico, è possibile ammirare le pitture medioevali della calotta absidale.
L’impianto di questi affreschi segue il tipico schema dell’epoca e sono dovuti a un ignoto, ma capace pittore che dovrebbe aver operato nei primi anni del XV secolo.

Mettendosi al centro e guardando in alto, si ammira al centro la figura del Cristo Pantocrator all’interno dalla nella mandorla simbolo della sua divinità e circondato da tanti angioletti. La parte superiore dell’affresco con il volto del Cristo è stato molto rovinato quando venne innalzata la nicchia in cemento che contiene oggi la statua di san Rocco. Il Cristo benedicente regge un libro aperto sulle ginocchia in cui si possono leggere le parole “Ego sum lux mundi, veritas et vita” (Io sono la luce del mondo, la verità e la vita) ed è rivestito dal mantello rosso, simbolo della sua umanità che “nasconde” la veste azzurra, simbolo della sua divinità. Da notare i fermaglio in rilievo del mantello.

Il Cristo è circondato dai quattro evangelisti raffigurati nelle loro forme simboliche: figure umane dotati di grandi ali e sopra il capo il loro simbolo tradizionale. A fianco del Pantocrator alla sua sinistra in alto l’immagine dell’evangelista San Giovanni con le grandi ali verdi e sul capo il suo simbolo dell’aquila, regge un cartiglio con il suo nome. Sotto la figura umana con ali verdi di san Marco con il simbolo del leone sul capo. Al fianco destro del Cristo ci sono le figure in alto dell’evangelista Matteo con ali verdi e il simbolo dell’uomo sul capo e sotto la figura di Luca con ali rosse e il simbolo del bue/vitello sul capo. Questa forma di identificare gli evangelisti è alquanto singolare: normalmente troviamo soltanto il simbolo del tetramorfo o in rappresentazione più recenti l’immagine dell’evangelista con accanto il suo simbolo.

Ai lati stanno i profeti Geremia ed Isaia con il cartiglio del loro nome che hanno vaticinato la venuta del Messia sofferente che salva il suo popolo

Nella frangia inferiore partendo da sinistra vi è una scritta lacunosa che inizia con le parole hoc opus (questa opera), poi si può leggere il nome Martinus e dopo uno spazio la data MCCCI (1401)

Roberto Pozzi

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