Abbadia: La Cappellania Rappi

domenica, Gennaio 1, 2012 @ 07:01 PM

madonna della cintura  - san lorenzoLe famiglie facoltose, nei secoli passati, fondavano nelle varie chiese del paese cappellanìe. Mettevano, cioè, a disposizione della parrocchia una certa quantità di beni immobili, dal cui reddito si traeva il necessario per celebrare delle messe sull’altare della cappellanìa, in suffragio dei defunti delle famiglie.
Contribuivano, così, al mantenimento di un sacerdote, visto che, per l’abbondanza delle vocazioni, in ogni paese ce n’era più d’uno.
Mercoledì 1 luglio 1705, davanti al Vescovo di Como Francesco Bonesana, mentre era papa Clemente, si presenta il chierico Bartolomeo Vaccani, procuratore di Antonio Rappi figlio di Arcangelo abitante nella parrocchia di S. Lorenzo dell’Abbadia, per chiedere di istituire per maggior gloria di Dio, della beatissima Vergine Maria dei Santi, per sostenere il culto divino in detta chiesa parrocchiale, e per pregare in suffragio delle anime del purgatorio, un beneficio sotto il titolo della Madonna della Cintura, riservandosi il diritto di patronato.
A causa di tale diritto la famiglia poteva eleggere in perpetuo il cappellano che maggiormente era di suo gradimento. Per ottenere quanto chiede allega numerosi documenti come ad esempio la stima dei beni che vengono messi a disposizione, le clausole che regolano la cappellanìa, una presentazione dell’arciprete di Mandello.
Da queste carte si ricavano alcune notizie curiose. La devozione alla Madonna della Cintura era molto diffusa. All’interno della chiesa Parrocchiale (attuale chiesa rotta) si trovava l’altare con la statua della Madonna, sul quale già vantava dei diritti Giuseppe Ambrosoni, della stessa parrocchia. Egli “pretende che la cappella ove presentemente resta collocata la statua della beata Vergine della Cintura sia di lui propria”. Si decide, allora, di celebrare le messe stabilite dal legato all’altare maggiore “sino a che resti eretto l’Oratorio fisso della B.V. della Cintura, che pensano quei parrocchiani d’erigere quanto prima”. E’ desiderio comune costruire una chiesetta dedicata alla Madonna della Cintura, che poi, in realtà, non verrà mai realizzata.
La famiglia Rappi sperava conferire la cappellanìa a qualcuno dei suoi discendenti, infatti una clausola dice: “essendo presentato, ed instituito a detto beneficio qualche chierico della famiglia, questo sintanto non sarà costituito nel sacro ordine del suddiaconato, non sia tenuto a recitare l’ufficio grande, ma solo l’ufficio della B.V. Maria”. Si concede una facilitazione ai chierici che si stanno preparando al sacerdozio, imponendo loro un obbligo meno gravoso, cioè la recita dell’ufficio della Madonna e non quello solenne. Chi è investito del beneficio, deve celebrare tre messe alla settimana per tutto l’anno. Vengono citate due confraternite: quella del SS. Sacramento e quella della Madonna della Cintura. Era il modo di allora per impegnarsi nell’apostolato dei laici. Ormai le cappellanie e il diritto di patronato sono spariti in nome di una maggior libertà e indipendenza del Vescovo nel governare la sua diocesi.

Fonte: Abbadia Oggi – 21 Gennaio 1994

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