Archivio categoria ‘Storia’

Abbadia Oggi: 30 anni della nostra storia

sabato, Marzo 15, 2014 @ 01:03 PM
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La Pro Loco di Abbadia Lariana è lieta di pubblicare la raccolta completa del periodico locale

abbadia oggi1982 – 2010

Nel quale il lettore può trovare notizie non solo degli avvenimenti locali del periodo, ma soprattutto la storia del territorio e dei suoi monumenti.

Si coglie l’occasione per ringraziare la signora Camilla Candiani, direttore della rivista, per aver messo a disposizione il materiale che la nostra associazione ha provveduto a digitalizzare e rendere pubblico.

Abbadia Oggi – 1982 Abbadia Oggi – 1990 Abbadia Oggi – 2000
Abbadia Oggi – 1983 Abbadia Oggi – 1991 Abbadia Oggi – 2001
Abbadia Oggi – 1984 Abbadia Oggi – 1992 Abbadia Oggi – 2002
Abbadia Oggi – 1985 Abbadia Oggi – 1993 Abbadia Oggi – 2003
Abbadia Oggi – 1986 Abbadia Oggi – 1994 Abbadia Oggi – 2004
Abbadia Oggi – 1987 Abbadia Oggi – 1995 Abbadia Oggi – 2005
Abbadia Oggi – 1988 Abbadia Oggi – 1996 Abbadia Oggi – 2006
Abbadia Oggi – 1989 Abbadia Oggi – 1997 Abbadia Oggi – 2007
  Abbadia Oggi – 1998 Abbadia Oggi – 2008
  Abbadia Oggi – 1999 Abbadia Oggi – 2009
    Abbadia Oggi – 2010

Inserti Abbadia Oggi:

I nostri primi 5 anni – dal 1982 al 1984 – parte prima
I nostri primi 5 anni – dal 1985 al 1987 – parte seconda
La chiesa parrocchiale di S. Lorenzo (Chiesa Rotta)

Abbadia: Chiesa Rotta

domenica, Gennaio 26, 2014 @ 07:01 PM
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Chiesa Rotta in una fotografia del 1976

Chiesa Rotta in una fotografia del 1976

La Chiesa di S. Lorenzo, o Chiesa Rotta, sorta in epoca imprecisata e già parrocchiale nel 1495, descritta nel 1559 da Paolo Giovio,  oggetto di diverse visite pastorali, fu posta in vendita nel 1788.
Il passaggio di proprietà avvenne 1’11 novembre del 1789, quando le chiavi della Chiesa vennero consegnate al nuovo proprietario, il notaio Antonio Bianchi: da quel momento non solo l’antica chiesa, ma tutta la zona circostante, verrà chiamata ufficialmente “chiesa soppressa” o, popolarmente, “chiesa rotta”.
Il paese contava allora 600 anime, e il parroco Antonio Butti scriveva che mancavano i soldi per ripararla o per farne una nuova.
Fu per volontà di Giuseppe II che la Chiesa dei Padri Serviti, nel frattempo trasferitisi a Como per ricongiungersi con i confratelli del convento di S. Gerolamo, potè essere utilizzata come nuova parrocchiale.

per ulteriori informazioni:
“La chiesa parrocchiale di S. Lorenzo (Chiesa Rotta)”
Supplemento al n. 6 di Abbadia Oggi del novembre 1989.

Il fascino del Sentiero del Viandante

lunedì, Giugno 17, 2013 @ 02:06 PM
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Il fascino del Sentiero del Viandante
di Roberto Pozzi

Il Sentiero del Viandante dopo BorbinoIl sentiero del Viandante” si snoda lungo la sponda orientale del Lario: a volte risale nelle vallate, altre volte scende fino a lambire il lago, altre ancora si muove pianeggiante all’ombra dei boschi di castagni e penetra nei vecchi borghi montani.

Il percorso collega Lecco a Colico sui crinali prospicienti il lago per proseguire attraverso la Valtellina e le valli d’Oltralpe ed è lungo 40 km. con dislivelli tra 400 e 1000 metri; lo si può percorrere in quattro-cinque tappe, per un t,otale di 16 -17 ore.

Pur essendo stato riscoperto solo da alcuni decenni, affascina un numero sempre maggiore di escursionisti di tutte le età.
Da anni le Pro Loco del Lario orientale, nelle Domeniche di Settembre organizzano gite con supporto di guide e di punti di ristoro per percorrerlo interamente in cinque tappe: il numero dei partecipanti è stato sempre in crescita.

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Colico Ieri e Oggi

lunedì, Aprile 1, 2013 @ 06:04 PM
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I primi insediamenti in età Neolitica hanno lasciato tracce sul Montecchio Nord, dove veniva estratto rame, dall’età del bronzo ci sono pervenute incisioni su massi (coppelle) ancora da studiare, dalle popolazioni liguri e celtiche alcuni toponimi (Olgiasca, Montecchio) e forse il nome stesso di Colico (Co-lèk).

In epoca romana emerge l’importanza strategica del lago, che costituisce la più importante via di comunicazione tra la ricca e popolosa pianura padana con gli altrettanto importanti paesi d’oltralpe attraverso i valichi alpini di Maloja, Septimer, Spluga, Julier.
La zona è inglobata in epoca imperiale nel Municipium Novum Comum, dove ha sede la flotta imperiale, terza per importanza: il lago è navigabile fino a Samolaco, da dove si prosegue via terra verso i valichi alpini, sulla sponda occidentale viene aperta l’unica via percorribile con carri, la Via Regina.
I terreni agricoli sono suddivisi con la centuriazione da cui il toponimo Centoplagio che ricorre spesso nei documenti.

Con la diffusione del Cristianesimo, si diffonde anche il culto di San Fedele, soldato romano martire del IV secolo, che forse approdò a Laghetto per cercare scampo alle persecuzioni.
Colico fa parte della diocesi di Como e della pieve di Olonio, sede anche di un mercato di fama internazionale.
Nel 617 il vescovo scismatico Agrippino fa costruire a Piona l’oratorio di Santa Giustina, primo nucleo della futura chiesa di San Nicolò.

Durante la dominazione di Franchi e Longobardi, sec. VIII-IX, ai piedi del monte Lineone (citato in un documento del 879) vivono comunità rurali con beni comuni o concilia, organizzate in aziende agricole o curtis, da cui toponimi Corte a Laghetto e i termini dialettali gudàz = padrino, scusàa = grembiule e gaggio = bosco di derivazione longobarda.
Grazie a donazioni e lasciti, si estendono le proprietà di chiese e monasteri di Gravedona e di Como.

Il nome Colego compare per la prima volta in un documento del 931, ma in numerosi atti notarili del tempo compaiono i toponimi Fameliarca, Curtis, Curte de Centoplagio (1204), Burgonuovo de Colgo, Rubianiga Olzasca, Fosato, Vilaricho (1154) e si parla di attività agricole, estesi vigneti, di mulini in località Vilaricho (1239).
Nel 1200 è documentata la formazione in Colico di un libero comune, retto da un’assemblea di Estimati o proprietari terre, diviso in 4 squadre o frazioni (Colico piano, Curcio, Villatico, Laghetto; Olgiasca, comune autonomo, sarà accorpato da Napoleone), e con estesi boschi e pascoli che erano beni della Comune cioè della comunità Nel XIV secolo Colico diventa feudo dei Visconti, viene assegnato alla famiglia Sanseverino e poi ai Quadrio di Tirano, col titolo imperiale di Conti dal 1550.
In quello stesso periodo un’alluvione del torrente Inganna distrugge l’insediamento originario di Colico piano, la roccaforte o castrum de Colego citato nei documenti, che viene trasferito in un’altra insenatura del lago.

Dal XII secolo, per le continue guerre fra Impero, Comuni e Papato, e in particolare fra Como e Milano che coinvolgono tutte le comunità lariane, nella zona alto lago vengono costruite una rete di torri di avvistamento e difesa con cinta muraria, per proteggere le popolazioni rurali dalle frequenti incursioni.
Ne rimangono tracce nei toponimi Murata, Portone a Curcio, Torre a Laghetto, nelle case-torri ormai scomparse a Olgiasca, Corte e a Curcio, ma di cui possiamo vedere due esemplari sul Monteggiolo.
Possiamo ancora ammirare nella sua imponenza quella di Fontanedo, a guardia dell’omonimo, antico, nucleo abitato.

Fin dal Medioevo è documentata una fitta rete di sentieri, ancora in gran parte percorribili, utilizzati per gli spostamenti locali, ma anche per mettere in comunicazione la zona rivierasca con la Valvarrone, la Valsassina, la Val Gerola, la Valtellina.
Sentieri acciottolati, a mezza costa costituivano, fino a due secoli fa, l’unica via lungo tutta la sponda orientale del lago, per viandanti e carri che volessero recarsi da Milano-Lecco nei paesi d’Oltralpe, e viceversa.
Su questa direttrice fu edificata nel XIV secolo la chiesetta di San Rocco.

L’importanza strategica di Colico si accresce, suo malgrado, nel XVI secolo, quando l’alto lago diventa uno dei campi di battaglia tra le superpotenze dell’epoca, Francia e Spagna, per il predominio dell’Europa: Colico viene invaso dapprima dai Grigioni, che devono poi arretrare fino a Piantedo, viene saccheggiato dai soldati francesi e infine occupato dagli Spagnoli, che mantengono il loro infelice dominio fino al 1714, quando subentrano gli Austriaci.
È un periodo di decadenza economica e di sofferenze per la popolazione, dovute a cause naturali (i terreni della Piana di Colico e l’intero Pian di Spagna si impaludano, e si diffonde la malaria) ma anche storiche e politiche.

Colico diventa “terra di confine” fra due stati in guerra anche religiosa: il Milanesado spagnolo baluardo del cattolicesimo e i Grigioni che hanno aderito al Protestantesimo e controllano la Valtellina (dovranno abbandonarla in seguito alla rivolta del 1620 nota come Sacro Macello).
Sul montecchio più vicino al confine, il Governatore di Milano Don Pedro Enriquez de Acevedo, conte di Fuentes fa erigere in gran fretta nel 1603 una fortezza che tenga a bada i Grigioni e una torretta che controlli la via per la Valtellina.

Durante la guerra dei 30 anni, che devasta l’Europa, le truppe mercenarie dei Lanzichenecchi nel 1629 scendono dalla Germania dirette a Mantova in aiuto degli Spagnoli, fanno tappa a Colico, saccheggiano e diffondono la peste che spopola il paese.
Solo nel XVIII secolo, con il governo “illuminato” di Maria Teresa d’Austria che impone tasse più eque e favorisce gli investimenti in agricoltura, la comunità di Colico comincia a riprendersi e la sua popolazione aumenta anche per l’immigrazione di braccianti e massari.

Il Catasto teresiano del 1722 mostra estese proprietà di enti ecclesiastici ma anche di nobili milanesi e industriali della seta che investono in redditizie aziende agricole nel territorio di Colico.
Si coltivano mais, cereali, castagni per il consumo familiare, numerose viti per pagare le tasse e i fitti, lino e canapa che insieme alla lana vengono filati e tessuti in casa dalle donne.
I contadini allevano anche mucche, pecore, capre, maiali per il consumo familiare, vivono in edifici rurali e praticano la transumanza stagionale sui monti e sugli alpeggi.

Nel secolo successivo estendono le piantagioni di gelsi, per allevare i bachi da seta sempre più richiesti dall’industria serica in espansione.
Nell’alto lago, lungo i corsi d’acqua, vengono impiantati setifici e filatoi; a Colico saranno attivi fino agli inizi del ‘900 tre “incannatoi” per la seta, dove lavoreranno soprattutto donne e bambine.

Le zone pianeggianti lungo il lago e l’intero Pian di Spagna sono però paludosi e improduttivi, la malaria continua a mietere vittime e costringe gli abitanti di Colico a trasferirsi d’estate in luoghi elevati e salubri, seguendo il bestiame sui monti e perfino in Valle Spluga, a Teggiate, Andossi luoghi d’origine di molte famiglie.
Vi crescono solo erbe palustri, caréch, vi nidificano varie specie di uccelli che richiamano anche dal milanese compagnie di cacciatori in cerca di selvaggina.
La frazione più popolosa sede dell’unica parrocchia, rimane Villatico, che gode di un ambiente più salubre e ospita attività produttive quali mulini, forni, torchi, segherie e a metà ‘800 la prima scuola.

Solo agli inizi del XIX secolo, grazie all’impegno dell’ingegnere francese Giacomo Rousselin e del medico varesino Luigi Sacco ha inizio tra molte diffcoltà la bonifica della Piana di Colico: si scavano canali, si aprono strade (per Piantedo), si estrae torba, si coltivano le terre prima acquitrinose.

Gli Austriaci realizzano importanti opere pubbliche, incanalano in un alveo rettilineo il corso dell’Adda nel 1858, potenziano la rete stradale per scopi militari, aprendo nel 1809 la Colico-Sondrio che poi proseguirà fino a Bormio e allo Stelvio, nel 1822 la Colico-Chiavenna che continua fino a Coira attraverso lo Spluga.
Queste opere pubbliche richiamano ed impiegano mano d’opera, Colico acquista una grande importanza nella rete viaria del tempo e si avvia ad uno sviluppo economico e sociale anche grazie alla costruzione del porto nel 1818.

Da qui passano tutte le merci da e per i paesi d’Oltralpe e, con l’avvento dei battelli a vapore, esso diventa il punto d’attracco più importante dell’alto lago.

Aumenta la popolazione sia nelle frazioni, che si costituiscono in parrocchie autonome intorno alle nuove chiese:
• Parrocchia di San Nicola di Bari in Olgiasca, eretta presumibilmente nel 1252
• Parrocchia di San Bernardino in Villatico, eretta intorno al 1500
• Parrocchia di San Fedele in Laghetto, eretta nel 1857
• Parrocchia di San Giorgio in Colico Piano, eretta nel 1914
• Parrocchia dei Santi Angeli Custodi in Curcio, eretta nel 1934

Ma si amplia soprattutto Colico Piano, che si avvia a diventare il centro del comune grazie alla sua posizione, ai servizi, al porto, alle strade che favoriscono la circolazione di merci, persone e idee.

Le idee mazziniane animano l’azione di Michele Ghisla e di altri patrioti che partecipano alle lotte risorgimentali per l’indipendenza, combattono al seguito di Garibaldi, si organizzano per affermare il diritto al voto (circolo repubblicano, suffragio universale), all’istruzione (più scuole, corsi per adulti), all’assistenza e alla pensione (Società Operaia di Mutuo Soccorso, 1864). Il lago di Como diventa sempre più meta di turisti: dai viaggiatori tedeschi del XVI secolo che ci hanno lasciato i loro appunti di viaggio, agli amanti del “Gran Tour” affascinati dalle rovine del Forte, dall’Orrido di Bellano, dalle ville.

A fine secolo iniziano le escursioni alpinistiche sul Monte Legnone (2609 m) e a Colico sorgono, accanto ad attività artigianali e a piccoli opifici (cartiera, incannatoi), numerosi alberghi.
Colico vede confermato il suo ruolo strategico nella rete delle comunicazioni con la costruzione della linea ferroviaria per Sondrio 1885, Chiavenna 1886 e Lecco 1894, che verranno elettrificate nel 1902 e favoriranno lo sviluppo della sponda orientale del lago.

La crisi dell’agricoltura, che rimane la principale attività lavorativa, costringe però molti colichesi ad emigrare, soprattutto negli Stati Uniti, nell’America Latina, in Australia, spesso definitivamente.
Nei primi decenni del XX secolo sono ancora molti i colichesi che migrano oltreoceano, ritornano dopo alcuni anni e con i piccoli capitali raggranellati possono acquistare appezzamenti di terra suffcienti per diventare da massari o fittavoli piccoli proprietari indipendenti.
Le rimesse degli emigranti rendono possibile una ridistribuzione della terra e una certa mobilità sociale.

Le tensioni internazionali, i preparativi bellici che contrappongono la Triplice Alleanza, di cui l’Italia fa parte fino al 1914, alla Triplice Intesa, con cui si schiera all’entrata in guerra nel 1915, spingono lo Stato italiano a costruire un’imponente linea difensiva per fermare un eventuale attacco dal fronte alpino: la Linea Cadorna.

La partecipazione alla prima guerra mondiale manda al fronte i giovani, braccia maschili valide indispensabili per l’agricoltura.
Numerosi sono i morti nelle trincee del fronte orientale, e più ancora quelli che fanno ritorno invalidi e mutilati; alla crescita del paese, così compromessa, non contribuiscono certo la politica autarchica e militarista del ventennio fascista.

La partecipazione alla seconda guerra mondiale, che ne costituisce il naturale epilogo e ne decreta la fine, vede morire sul fronte russo, africano e nei mari decine di giovani colichesi.
Soprattutto la ritirata di Russia apre gli occhi a molti giovani che, nonostante l’indottrinamento di un ventennio, dopo l’8 settembre rifiutano di continuare a combattere a fianco dei nazisti e si rifugiano in montagna, dove organizzano la lotta partigiana.

Colico, data la sua posizione strategica, è presidiata da truppe della RSI e tedesche, la popolazione è divisa.
La Resistenza non si realizza solo con azioni militari: sono molti i civili e le donne che sostengono, aiutano, nascondono i partigiani e i fuggiaschi, e anche la repressione è feroce (incendiate per rappresaglia case di Fumiarga, esecuzioni).

A Colico trovano ospitalità molti “sfollati” da Milano, sfuggiti ai bombardamenti, e si verificano episodi di solidarietà e generosità che si contrappongono alla barbarie della guerra, ma anche qui le bombe lanciate sul nodo ferroviario provocano morti civili e distruzioni.

La ricostruzione del dopoguerra vede una faticosa ma costante crescita del paese, che elegge come primo sindaco, dopo la Liberazione e il ritorno alla democrazia, lo storico professor Martino Fattarelli, a cui è stata dedicata la nuova biblioteca.

Negli anni ‘50 si assiste a un progressivo abbandono dell’agricoltura, che sopravvive come lavoro integrativo accanto a quello in fabbrica.
Uomini e donne trovano lavoro nelle industrie di Dervio (Redaelli), Bellano (cotonificio Cantoni), Mandello (Moto Guzzi), Abbadia (tubettificio), Lecco (Badoni), Talamona (Nuova Pignone) che raggiungono ogni giorno con i treni dei pendolari.

Solo con la costruzione della nuova SS36, completata con l’attraversamento di Colico, si mettono le basi per la creazione in paese di un’area industriale, che in breve offre possibilità di lavoro non solo ai colichesi ma richiama anche lavoratori da fuori.

Il resto è presente … e futuro da costruire! Colico è gemellata con la cittadina tedesca di Wolfegg.

Testo a cura di Giovanna Zugnoni

Mandello: Alla ricerca di tracce medioevali nel borgo antico

sabato, Marzo 16, 2013 @ 07:03 PM
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Piantina Centro Storico di Mandello

Piantina Centro Storico di Mandello

Già dai tempi preromani e romani il nostro territorio è stato sicuramente abitato; sono stati infatti trovati nel sottosuolo (soprattutto nel sito sulla destra della foce del Meria dove oggi sorge il Vellutificio Redaelli) resti di tombe preistoriche e gallo-romane risalenti al periodo dell’impero romano; di tali oggetti archeologici (coppe in terracotta, monete, ecc.), portati alla luce da F. Keller fra it 1840 e it 1845, non esiste però piu traccia nel nostro territorio: pare siano stati donati al Museo Nazionale di Zurigo.
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Download Libro “Tra Lago e Montagna”

giovedì, Gennaio 24, 2013 @ 07:01 PM
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Tra Lago e Montagna

La Pro Loco di Abbadia Lariana, con l’autorizzazione del parroco di Abbadia Lariana, è lieta di pubblicare la versione elettronica dell’opera “TRA LAGO E MONTAGNA – La comunità di Abbadia nell’età moderna”, una ricerca storica  del nostro territorio edita nel 1995 a cura della parrocchia.

Alcuni degli argomenti trattati:
– La formazione storica del territorio
– Le risorse agricole: ina realtà precaria
– Il paesaggio sociale
– Istituzioni pubbliche e societa’
– Il complesso conventuale
– L’antica e la nuova chchiesa parrocchiale

Si ringrazia Don Vittorio che ha reso possibile la pubblicazione online dell’opera.

Scarica il libro TRA LAGO E MONTAGNA (PDF) – 18 Mb

Abbadia: La chiesa di San Bartolomeo

sabato, Dicembre 29, 2012 @ 06:12 PM
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La chiesa La chiesa di San Bartolomeodi San Bartolomeo sorge in località Castello, una piccola frazione che sta tra S. Rocco e Novegolo, sotto Robbianico. Il  nome originale è però Castel dell’Abate (Castrum Abbis) o Castellabate. Il luogo è antichissimo e tracce molto importanti della presenza romana sono note e ben documentate.

Intorno all’anno 800 nacque, vicino al lago, l’Abbazia Benedettina di S. Pietro voluta, secondo la tradizione, da Desiderio re dei Longobardi; l’Abate dei benedettini aveva una sua dimora che era situata appunto sul colle di Castello all’interno della cinta muraria e all’esterno aveva fatto costruire  una chiesa intitolandola a S. Bartolomeo. La chiesa è dunque, oltre al monastero, la più antica costruzione religiosa del paese.

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Dervio: L’antico Borgo di Corenno Plinio

domenica, Luglio 29, 2012 @ 02:07 PM
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Corenno Plinio - panorama dal lagoCorenno Plinio, frazione del Comune di Dervio, si trova sulla sponda orientale del Lario ai piedi del monte Legnoncino, adagiato su una balsa rocciosa, in posizione dominante sul centro lago.
Fin dai primi documenti medioevali il borgo è denominato Corenno o Coreno: l’origine del toponimo è ignota, probabilmente celtica, anche se in passato gli Umanisti hanno voluto scorgere la radice greca corintum, pensando ai coloni greci inviati da Giulio Cesare sul lago.

Il nome Plinio venne aggiunto solo nel 1863, dopo l’Unificazione d’Italia, per distinguerlo da altri comuni con lo stesso nome: le autorità locali scelsero di associare il nome Plinio perché si credeva che Plinio il giovane, funzionario dell’Impero Romano e scrittore nato a Como, vi avesse posseduto quella villa che “posta su una rupe dominava il lago”; i suoi palazzi sul lago si trovano in realtà più vicini a Como, probabilmente a Bellagio e a Lenno.
A Corenno è stata anche collegata una storia tragica, raccontata dallo stesso Plinio: il suicidio sul Lario di una coppia di cittadini romani che, disperati ed in preda alla vergogna per un male ignominioso dello sposo, si legarono e si gettarono assieme da uno scoglio.

Castello e Chiesa di Corenno PlinioPer comprendere la struttura del borgo medioevale (la chiesa con gli affreschi, le arche, il castello-recinto con le torri, le scalogge e il vecchio molo), è importante fare alcune annotazioni sulla comunità degli abitanti (la vicinitas o la communitas), nata dopo il primo Millennio.
E’ fondamentale risalire a questo insieme di famiglie, affrancate dal giogo del feudatario, che decidono liberamente e autonomamente di organizzarsi e  proteggere la propria identità sociale e culturale con la creazione di istituzioni e di norme raccolte nello Statuto comunale medioevale, giunto a noi nell’edizione del 1389.
A protezione e a difesa dell’identità sociale e fisica, costruiscono una fortificazione: in questo caso, il castello è una fortificazione comunitaria costruita per rifugiarvisi in caso di pericolo.
La comunità manifesta la propria identità nella fede religiosa erigendo la chiesa, che è il fulcro delle celebrazioni delle feste liturgiche.

Roberto Pozzi

APPROFONDIMENTI:
Note sull’Autore
Inquadramento Storico
Storia di Corenno e del suo castello
Il Castello
La Chiesa Parrocchiale
Ville e Opere Minori

Abbadia Lariana: La Chiesa di San Lorenzo

domenica, Aprile 29, 2012 @ 07:04 PM
aggiunto da Abbadia

Abbadia Lariana - Parrocchia di San LorenzoS. Lorenzo è ricca di storia e di arte: nel luogo dove sorge, esisteva, dal sec. VIII, un’abbazia benedettina dedicata a S. Pietro, che si ritiene fondata addirittura da Desiderio, re dei Longobardi.
Verso il sec. XII perse d’importanza, e il Tatti dice che “cadde e rovinò per decrepità”, facilmente la tracimazione del lago causò o affrettò la decadenza della chiesa.

Venne ricostruita nel sec. XIII dall’Ordine dei Padri Serviti, che la dedicarono ai SS. Vincenzo ed Anastasio.
Don Grisoni, nella sua cronaca parrocchiale, dice: “La tradizione vuole che Filippo Benizi membro e generale dei Serviti, fondati in Firenze nel 1233 dai sette Santi fondatori, viaggiando per l’Italia, fosse passato anche da queste parti e, trovata questa gente abbandonata, facesse sì che il vecchio monastero venisse riedificato con la chiesa, che venne dedicata ai SS. Martiri Vincenzo ed Anastasio, e da Abbazia dei Benedettini venisse cambiata in un priorato dei Padri Serviti”.

La chiesa ricostruita non doveva essere molto grande, ad una navata sola, come si vede in un disegno del 1700 presente nell’archivio parrocchiale. Il presbiterio, piuttosto piccolo, era di forma rettangolare. L’edificio risultava più basso, con tetto in travi di castano.

Nel 1788, i frati Serviti si trasferirono a Como, per ricongiungersi con i confratelli del convento di S. Gerolamo e vendettero il Conventino ai signori Bianchi, mentre la chiesa fu ceduta alla parrocchia, in quanto più grande e in migliore stato della chiesa di S. Lorenzo, che si trovava nella località ora chiamata Chiesa rotta.
Così cambiò ancora il santo titolare: i SS. Vincenzo ed Anastasio cedettero il posto a S. Lorenzo.
Qui venne portato l’altare ligneo barocco, che ancora si può ammirare, il crocifisso, la beata Vergine della Cintura e l’altare di S. Apollonia.

Interno Chiesa di San Lorenzo
La popolazione aumentava e la chiesa ormai era insufficiente, per cui nel 1888 si incominciò un lavoro di ingrandimento e di restauro: si abbattè la volta per innalzare il soffitto dell’edificio e lo si ricostruì inchiodando alle travi piccole listerelle di legno intonacate con stabilitura; sfondando le pareti laterali, si aggiunsero due navate, che purtroppo restano nascoste al celebrante dai quattro mastodontici pilastri, che sostengono il tetto; il presbitero rettangolare venne ingrandito con un’abside semicircolare.
La chiesa, però, non aveva la sagrestia; si rimediò all’inconveniente con un tratto di cantina donato dal sig. Angelo Lafranconi, divenuto proprietario del Conventino. La volta e le pareti furono affrescate e decorate da Luigi Tagliaferri nel 1915.
Il tetto di tegole di Voghera non resistette a lungo e l’acqua penetrata nella chiesa rovinò le decorazioni.

Negli anni ’60 Oreste Broggi, decoratore di Abbadia, rinfrescò l’interno, ma il tetto lasciava sempre penetrare acqua, per cui il deterioramento continuò: si decise di rifarlo completamente con ardesia della Valmalenco nel 1980, ma ormai le decorazioni e gli intonaci erano ridotti in cattivo stato.
Agli inizi del  nuovo secolo una importante opera di restauro ha rimediato al degrado

Fonti: Abbadia Oggi – anno VI – N. 4 – 21 Luglio 1987

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Abbadia: I “Monoliti” di Chiesa Rotta

martedì, Aprile 10, 2012 @ 05:04 PM
aggiunto da Abbadia

 

Abbadia: I massi di Chiesa Rotta
In località Chiesa Rotta, al numero civico 2, sul lato sinistro della Provinciale 72, in direzione Mandello Lario, due massi di ghiadone sono posti a delimitare l’accesso al giardinetto di una casa.
Fin qui nulla di strano se non fosse che più di uno storico, tra cui Oleg Zastrow (insigne studioso di storia locale), teorizzano che i due pilastri, alti rispettivamente 131 cm. e 134 cm., risultano essere stati in origine coperchi di sarcofaghi di epoca tardo-romana.
Osservandoli bene si possono notare la cupside e le modanature laterali, che danno l’idea di una piccola arcatura.
I fori rettangolari verso l’alto dei monoliti, testimoniano il fatto di essere stati utilizzati come montanti per magli in un’officina dove si lavorava il ferro.
L’ipotesi è confermata anche dal fatto che in Navegno (sul monte di Borbino), esisteva una miniera e nei pressi, un cascinale, probabile sede di un’officina metallurgica.
Chissà quante volte siamo passati accanto a questi reperti e non li abbiamo neppure degnati di uno sguardo; il nostro passato è composto anche da cose apparentemente semplici, che meritano di essere conosciute.

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