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"Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno,
tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi,
a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli,
vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume,
tra un promontorio a destra, e un'ampia costiera dall'altra parte......"
(da I Promessi Sposi)
Il sito web che raggruppa tutte le Pro Loco della riva Orientale del Lago di Como
Ricettario – Balota de Pulenta(Palla di polenta)
Ingredienti
1 fetta di polenta
60 gr. di furmagell
50 gr. di gorgonzola
Procedimento
Tagliare una fetta di polenta e adagiarvi sopra i formaggi tagliati a cubetti piccoli, con le mani formare una palla leggermente schiacciata. Cuocerla sulla graticola per 15 minuti. In alternativa alla graticola, passare in forno a 180° per 15 minuti.
A cura di Carluccia Boschi (Nonna Carluccia)
Ricettario – Pulenta Uncia (Polenta unta)
Ingredienti
4 tazze di farina bramata
1 tazza di farina nera (farina saracena)
sale
3 litri di acqua
½ furmagell
1 panetto di burro
Salvia
Pepe
6 spicchi d’aglio
Procedimento
Mettere a bollire l’acqua con il sale e versare le due farine. Rimestare continuamente. Quando la polenta sarà cotta, prendere una ramina ben calda e versare la polenta a cucchiaiate, alternando con il “furmagell” tagliato fine. Formare degli strati. Nel frattempo rosolare il burro con la salvia, pepe, aglio a fuoco lento.Versare sopra la polenta e formaggio. Servire bollente… si mangia tutti dalla ramina!!
A cura di Carluccia Boschi (Nonna Carluccia)
Ricettario – Minestra de Lacc (Minestra di Latte)
Ingredienti
¾ di latte
1 tazza d’acqua
4 pugni di riso
1 pizzico di sale
6 cucchiai di panna
Procedimento
Far bollire il latte con l’acqua. Versare il riso e far cuocere a fuoco basso.Salare a fine cottura e aggiungere la panna. Servire.
A cura di Carluccia Boschi (Nonna Carluccia)
Ricettario – Zupa de Scigulett (Zuppa di Cipolline)
Ingredienti
4 cipolle grosse
2 patate
½ litro di acqua
¼ di latte
2 cucchiai di olio
1 pizzico di farina bianca
1 dado – sale
Fette di pane raffermo tostato
Procedimento
Olio e cipolle tagliate fini. Rosolare a fuoco basso aggiungendo un pizzico di farina e le patate tagliate a fette, l’acqua e il latte. Aggiungere il dado e un po’ di sale.Cuocere a fuoco medio per 40 minuti. Servire con il pane tostato.
A cura di Carluccia Boschi (Nonna Carluccia)
Abbadia: La Cappellania Rappi
Le famiglie facoltose, nei secoli passati, fondavano nelle varie chiese del paese cappellanìe. Mettevano, cioè, a disposizione della parrocchia una certa quantità di beni immobili, dal cui reddito si traeva il necessario per celebrare delle messe sull’altare della cappellanìa, in suffragio dei defunti delle famiglie.
Contribuivano, così, al mantenimento di un sacerdote, visto che, per l’abbondanza delle vocazioni, in ogni paese ce n’era più d’uno.
Mercoledì 1 luglio 1705, davanti al Vescovo di Como Francesco Bonesana, mentre era papa Clemente, si presenta il chierico Bartolomeo Vaccani, procuratore di Antonio Rappi figlio di Arcangelo abitante nella parrocchia di S. Lorenzo dell’Abbadia, per chiedere di istituire per maggior gloria di Dio, della beatissima Vergine Maria dei Santi, per sostenere il culto divino in detta chiesa parrocchiale, e per pregare in suffragio delle anime del purgatorio, un beneficio sotto il titolo della Madonna della Cintura, riservandosi il diritto di patronato.
A causa di tale diritto la famiglia poteva eleggere in perpetuo il cappellano che maggiormente era di suo gradimento. Per ottenere quanto chiede allega numerosi documenti come ad esempio la stima dei beni che vengono messi a disposizione, le clausole che regolano la cappellanìa, una presentazione dell’arciprete di Mandello.
Da queste carte si ricavano alcune notizie curiose. La devozione alla Madonna della Cintura era molto diffusa. All’interno della chiesa Parrocchiale (attuale chiesa rotta) si trovava l’altare con la statua della Madonna, sul quale già vantava dei diritti Giuseppe Ambrosoni, della stessa parrocchia. Egli “pretende che la cappella ove presentemente resta collocata la statua della beata Vergine della Cintura sia di lui propria”. Si decide, allora, di celebrare le messe stabilite dal legato all’altare maggiore “sino a che resti eretto l’Oratorio fisso della B.V. della Cintura, che pensano quei parrocchiani d’erigere quanto prima”. E’ desiderio comune costruire una chiesetta dedicata alla Madonna della Cintura, che poi, in realtà, non verrà mai realizzata.
La famiglia Rappi sperava conferire la cappellanìa a qualcuno dei suoi discendenti, infatti una clausola dice: “essendo presentato, ed instituito a detto beneficio qualche chierico della famiglia, questo sintanto non sarà costituito nel sacro ordine del suddiaconato, non sia tenuto a recitare l’ufficio grande, ma solo l’ufficio della B.V. Maria”. Si concede una facilitazione ai chierici che si stanno preparando al sacerdozio, imponendo loro un obbligo meno gravoso, cioè la recita dell’ufficio della Madonna e non quello solenne. Chi è investito del beneficio, deve celebrare tre messe alla settimana per tutto l’anno. Vengono citate due confraternite: quella del SS. Sacramento e quella della Madonna della Cintura. Era il modo di allora per impegnarsi nell’apostolato dei laici. Ormai le cappellanie e il diritto di patronato sono spariti in nome di una maggior libertà e indipendenza del Vescovo nel governare la sua diocesi.
Fonte: Abbadia Oggi – 21 Gennaio 1994
Torna alla Madonna della Cintura della Chiesa di San Lorenzo
Gastronomia – Paradell (Paradello)
Ingredienti
1 tazza di farina bianca
1 bicchiere di acqua
Sale
Zucchero
Olio di oliva
Procedimento
Mischiare la farina con acqua in una terrina e unire il sale. In una padella mettere l’olio quanto basta per coprirne il fondo. Mettere sul fornello a media temperatura, e quando l’olio è caldo unire un mestolino di impasto e arrostire da tutte e due le parti, appenda dorate scolare, cospargere di zucchero e servire.
A cura di Carluccia Boschi (Nonna Carluccia)
Ricettario – Meascia
Ingredienti
1 tazza di farina bianca
1 tazza di farina gialla (mais)
20 noci
10 cucchiai di zucchero
1 manciata di nocciole
½ pacchetto di fichi secchi
1 grappolo di uva americana passa (facoltativo)
1 mela
1 pera
½ litro di latte
2 uova
1 bicchiere di olio di oliva
1 bustina di lievito
1 pizzico di sale
Procedimento
Mischiare le farine e aggiungere il latte, l’olio, le noci e le nocciole tritate fini, la mela, la pera, i fichi, l’uva, le uova, lo zucchero il lievito e infine il sale.Lavorare con un cucchiaio di legno. Ungere una tortiera con del burro, versare il tutto e far cuocere in forno caldo 180 C° per circa un’ora
A cura di Carluccia Boschi (Nonna Carluccia)
Abbadia: Le Campane della Chiesa di San Lorenzo
Siamo abituati a sentire il suono delle cinque campane della nostra chiesa parrocchiale nelle occasioni liete e in quelle tristi; forse ci siamo chiesti: quando sono state fuse? che tonalità hanno? Qualcuno dei più anziani si ricorda quelle esistenti precedentemente e il giorno della consacrazione del concerto; può darsi che esista anche qualche fotografia dell’avvenimento.
Spulciando in archivio, si trova il fascicolo che descrive le qualità tecniche e le iscrizioni incise sulle campane. Un verbale della Curia di Como dice: “Rendiamo noto che l’anno del Signore 1953, giorno 21 novembre S.E. Rev.ma Mons. Felice Bonomini Vescovo Diocesano ha consacrato due nuovi concerti di campane. Il maggiore destinato alla chiesa parrocchiale di S. Lorenzo, il minore alla chiesa del S. Cuore sui Piani Resinelli… Col parroco locale M.R. Sac. don Giovanni Zaboglio erano presenti i Reverendi Sacerdoti del Vicariato di Mandello: don Bernardo Cusini parroco di Olcio, l’Arciprete Vic. For. di Mandello Sac. Giuseppe Castelli, il Sac. Mario Galli Vic. Coop. della parrocchia del S. Cuore, Sac. Lorenzo Beretta Vic. Coop. di Mandello, Sac. Marco Gherbi parroco di Lierna col suo Vic. Coop. Sac. Broggi Francesco”.
La ditta che fuse le campane aveva sede in Valtellina: Giorgio Pruneri di Grosio. Nel suo timbro si dice che venne fondata nel 1822. I documenti di allora furono firmati dal Dott. Ing. Paolo Pruneri. Egli afferma che il concerto di cinque campane è in tono Re Internazionale. Come testimoniano i maestri Sac. Domenico Gadola e Sac. Mario D’Amato la prima campana risponde alla nota Re, la seconda al Mi, la terza al Fa diesis, la quarta al Sol, la quinta al La.
Tutte hanno un timbro di voce squillante e pastosa. Il peso complessivo è di kg. 3.702. Ogni campagna è dedicata a dei santi e porta delle iscrizioni con frasi latine augurali e il nome dei donatori.
Sulla prima campana di kg. 1.286 si legge: Rex Regum et Dominus Dominantium (Re dei Re e Signore dei Signori) – Pio XII Pont. Max., Felice Bonomini com. Eccl. Ep., Joannes Bapt. Zaboglio Par. Sufficiendum curavit, anno Mariae MCMLIV – Comm. Carlo Fiocchi, Pia Fiocchi, Alberto Locatelli. E’ dedicata a Cristo Re.
Sulla seconda di kg. 918,500 è scritto: Assumpta est Maria in coelum: gaudent angeli. Nelida Rainoldi, Guido Cima. E’ dedicata alla B.V. Assunta, a S. Agnese, a S. Maria Goretti, a S. Teresa.
Sulla terza di kg. 641,500 si legge: Venite justi in adiutorium populi Dei (Venite giusti in aiuto del popolo di Dio). Giulia Vaccari, Giovanni Morassuti. E’ dedicata a S. Lorenzo, a S. Antonio Abate, a S. Antonio da Padova, a S. Giorgio. Sulla quarta di kg. 496,500 è scritto: Veni sponsa Christi et coronaberis (Vieni sposa di Cristo e sarai coronata).
Concetta Zani, Luigi Canali. E’ dedicata a S. Eurosia, al S. Cuore di Gesù, al S. Cuore di Maria, a S. Giovanni Battista.
Sulla quinta, di kg: 359,500 si legge: Da mihi animas cetera tolle (dammi le anime, toglimi le altre cose). Amelia Donini, Mario Canali. E’ dedicata a S. Giovanni Bosco, a Maria Ausiliatrice, a S. Giuseppe, a S. Domenico Savio.
Fonte: Abbadia Oggi, 21 Novembre 1989
Abbadia: La Madonna della Cintura nella Chiesa di San Lorenzo
La spiritualità agostiniana è testimoniata nella parrocchia di Abbadia anche dalla devozione alla Madonna della Cintura.
Due feste sono particolarmente care alla nostra popolazione: S. Apollonia il 9 di febbraio e la Madonna della Cintura la prima domenica di settembre.
Nella chiesa parrocchiale, nell’altare laterale di destra, si conserva un’elegante statua della Madonna con Gesù Bambino in braccio, che una volta all’anno viene esposta in un bellissimo trono e portata in processione nella prima domenica di settembre. Appesa alla mano di Maria e del Bambino vediamo una piccola striscia di cuoio, è la cintura che dà il nome alla festa. Spiegava don Raspini nel bollettino “La voce del Pastore” del settembre 1937: “Ci sappiamo allora dare una ragione di quella striscia di cuoio che tiene in mano la Vergine nella bella statua che veneriamo, e del fatto che mentre i confratelli delle parrocchie vicine si cingono i fianchi col solito cordone, da noi portano invece la cintura di pelle”. Il motivo è di tipo storico. I Servi di Maria, dei quali è nota la pietà verso la Vergine, avendo ereditato dagli eremiti di S. Agostino la devozione alla Madonna della Cintura, l’hanno introdotta nel nostro paese. Questa tradizione fa riferimento anche alla Madonna Addolorata (che si venera ai Campelli) o alla Madonna della Consolazione. La storia dice che la Vergine abbia consegnato la cintura a S. Monica, afflitta per morte del marito e per la vita sregolata del figlio Agostino non ancora convertito. La madre del crocifisso consola la madre di un giovane che si è incamminato sulla via della perdizione. In ogni epoca ci sono delle persone addolorate per vari motivi, che si possono rivolgere con fiducia a Maria per avere conforto e consolazione. La citura è simbolo di appartenenza alla Madonna e di una vita corretta e virtuosa, piena di fede, di giustizia, di fortezza e di purità. Come dice ancora don Raspini nel bollettino del settembre 1935, la statua in legno che veneriamo nella chiesa parrocchiale è antichissima e di squisita fattura ed era già presente nella vecchia chiesa ora conosciuta come “Chiesa Rotta”. Venne fatta restaurare da don Giovanni alla fine degli anni 70 ed ora si presenta a noi nella sua bellezza originale. La Madonna, in piedi, si erge come una figura ieratica, avvolta da un ampio ed elegante panneggio. Il velo è bianco, la veste rossa, il manto azzurro, entrambi con ricami dorati. Dalla mano protesa verso i fedeli pende la cintura, mentre con l’altro braccio sostiene il bambino, che a sua volta sorregge un piccolo mappamondo sormontato dalla croce. Tutta la statua è sorretta da una nuvola da cui sbucano tre cherubini.
Fonte: Abbadia Oggi – 21 Gennaio 1991
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Abbadia: Il Battistero della Chiesa di San Lorenzo
Nel 1989 venne costruita l’attuale fonte battesimale ad opera dello scultore Fulvio Simoncini, che proprio in nell’anno precedente (1988) era stato apprezzato dai critici e dalla popolazione per il monumento alle vittime della violenza, che si vede passando da Pescate, vicino alla chiesa.
La fonte è di forma esagonale e sostiene una vasca circolare: due figure geometriche semplici, ma classiche, simbolo di perfezione. L’idea teologica guida è la seguente: il Cristo è il Salvatore di tutti gli uomini, lo Spirito Santo ha guidato Maria, Elisabetta, Giovanni il Battista, Gesù, i suoi discepoli e continua a santificare tutti i battezzati. In sei formelle pulite ed essenziali, ma plastiche e piene di sentimento, lo scultore fa passare tutto il mistero della salvezza secondo la rivelazione cristiana. La storia del mondo è cambiata per la nascita di Gesù: “Et Verbum caro factum est”. L’imperatore romano sembrerebbe attirare l’attenzione di tutte le genti, delle folle, ma la sua gloria cade in rovina, mentre continua a vivere il Cristo nato nel nascondimento e nell’umiltà. Quando Maria fa visita ad Elisabetta, il bambino che deve nascere da lei ha un fremito, ed ella, ripiena di Spirito Santo, esclama: “Benedictus fructus ventris tui” Benedetto il frutto del tuo seno. Maria, in ginocchio come un’umile serva, confessa e proclama che quanto sta avvenendo in lei è opera di Dio ed eleva a Lui il cantico del Magnificat. La quarta formella (nella foto) raffigura Giovanni Battista che indica ai suoi discepoli e alle folle Gesù: “Ecce Agnus Dei”. Egli dice che ha visto lo Spirito di Dio scendere come colomba dal cielo e posarsi sopra il maestro che sta cominciando la sua vita pubblica di annuncio del Regno. Nel momento del battesimo di Cristo, il cielo si apre, si manifesta ancora lo Spirito di Dio che, come una colomba, si posa su di Lui. E dall’alto viene una voce: “Tu es filius meus dilectus” Tu se il mio figlio che amo. Infine il mistero del Salvatore si conclude con la morte in Croce, che tuttavia fa intravvedere la risurrezione: “Oportebat Christum pati et resurgere” Era necessario che Gesù soffrisse e risorgesse. Lo scultore, con una modellazione delicata e una luce quasi soffusa, descrive il messaggio che vuol comunicare in maniera chiara, ma nello stesso tempo molto lascia sottintendere, soprattutto con gli sguardi delle donne in procinto di diventare madri, o con le figure ieratiche del Battista. Le folle, appena abbozzate, col loro gioco di ombre e di luci, danno il senso dell’intuizione del mistero, che tuttavia diventa comprensibile e luminoso solo nella meditazione personale.
Fonte: Abbadia Oggi – Anno VIII – N 6 21 Novembre 1989




